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Aste

Finarte: più delle tendenze conterà l’unicità

Le case d'asta in Italia

Fabio Massimo Bertolo

Intervista a Fabio Massimo Bertolo, amministratore delegato del gruppo Finarte.

Nella storia della vostra casa d’aste e dall’inizio della vostra attività, quali sono stati i vostri top lot storici?

Finarte nasce nel 1959, per iniziativa del banchiere milanese Gian Marco Manusardi, con lo scopo di assistere collezionisti e operatori del settore nell’acquisto e nella vendita di opere d’arte. Nel 2014 il marchio Finarte è stato acquistato da un gruppo di soci investitori ed è rilanciato nel settore dell’arte italiana e internazionale. Minerva Auctions ha alle spalle undici anni di vita, dapprima sotto il marchio Bloomsbury Auctions, quindi dal 2012 con il nuovo marchio Minerva Auctions. Nel luglio 2017 Finarte cresce e consolida la propria presenza sul territorio nazionale facendo ritorno sulla scena romana, con l’acquisizione della casa d’aste Minerva Auctions. Si forma così il Gruppo Finarte. I dipartimenti e top lot storici del Gruppo Finarte sono: Arte Moderna e Contemporanea, Finarte S.p.a., lotto 58, Castellani, «Senza titolo» (Superficie blu), 1961, inchiostro e cera su tela, 50x70 cm, stima 300-350mila euro, venduto a 300mila euro nel novembre 2015; Fotografia, Finarte S.p.a., Lotto 289, Vera Lutter, «Venice I», 2007, sei stampe alla gelatina, 62,5x52,5 cm, venduto per 20mila euro nel maggio 2018; Dipinti e Disegni Antichi e Arte del XIX Secolo, Minerva Auctions, Lotto 330, Théodore Géricault, «Cinque cavalli visti dalla groppa», stima 180-250mila euro, venduto per 207.600 euro nel maggio 2018; Gioielli, Orologi e Argenti, Lotto 414, Anello solitario in platino e diamante 7,25 ct circa realizzato in platino 950/1000, stimato colore H, purezza VVS1, venduto a 110mila euro nel maggio 2018; Libri Antichi, Autografi e Stampe, Minerva Auctions, Lotto 310, Galileo Galilei, «Sidereus Nuncius», Venezia 1610, stima 200-250mila euro, venduto per 400mila euro (è il secondo libro più costoso venduto in asta in Italia) nel giugno 2017; Automotive, Finarte S.p.a., lotto 134, Fiat 8V, telaio n. 106.000052, con 37 gare all’attivo, stima: 2- 2,5 milioni di euro, venduto a 2.147.450 euro nel maggio 2018.

Quali sono le categorie di compratori oggi - età, sesso, professione…?
Gruppo Finarte ha una buona penetrazione e diffusione sul mercato italiano, vantando clienti, mandanti e compratori, fidelizzati e frequentatori delle maggiori piazze di vendita internazionali oltre che italiane. Il target non è univoco, vista la fluidità del pubblico di riferimento, ma con esso viene costantemente riaffermato un rapporto di fiducia sulla base della qualità e validità delle vendite e del marchio. L’età media della nostra clientela oscilla tra i 50 e i 60 anni, e si riscontra una prevalenza di uomini sia tra acquirenti che tra mandanti. Circa il 10% dei nostri clienti è straniero, per la maggior parte gli acquirenti, e i mandanti sono italiani. Si registra il maggior numero di acquirenti stranieri nelle aste di gioielli, fotografia e automobili.

Perché comprano arte?
Se collezionare è un modo di estendere la personalità, si potrebbe citare il noto collezionista internazionale Panza di Biumo che parlava delle collezioni non come assemblamento di opere ma di esperienze da vivere e condividere. I collezionisti di oggi comprano sia per passione sia per investimento. In un settore, ad esempio, come quello dell’Arte moderna e contemporanea che, per motivi di visibilità e fatturato è centrale nell’attività di ogni casa d’aste, notiamo a Milano in particolare, un sempre maggiore affollamento e la nascita di nuovi operatori. Questo è il segnale di un modello di business che cambia: il sistema delle aste è indubbiamente in trasformazione, le piattaforme online lo hanno reso alla portata di tutti e ancora più attrattivo. Il flusso e la divulgazione delle informazioni stanno aprendo nuovi scenari. Il collezionista di oggi riesce così a considerare la rilevanza degli autori nel momento culturale di riferimento, potendone valutare anche i trend di mercato con immediatezza e obiettività.

Su quali categorie di opere, autori, epoche suggerite di investire?
Si potrebbe rispondere anticipando il possibile ritorno dell’Informale o indicando movimenti come Fluxus e Poesia Visiva sempre rimasti estranei al mondo del mercato o si potrebbe parlare di una riscoperta del mercato dei dipinti antichi di qualità. Ma il segnale che si inizia a percepire è quello di un mercato che matura, che distingue e comincia a scegliere e valutare la qualità delle singole opere in termini di unicità e provenienza.

Qual è la vostra previsione per il mercato del 2019?
In Italia, nonostante le congiunture economiche e il contesto politico che rende i mercati in genere titubanti, riteniamo che il mercato dell’arte e dei preziosi possa continuare a svolgere un ruolo strategico nei patrimoni delle famiglie, che possono così differenziare l’investimento dando contemporaneamente spazio alla valorizzazione delle proprie passioni. Questo sentimento è confermato dal notevole interesse dimostrato dai diversi operatori economici dei settori di riferimento e relativamente anche ai servizi di consulenze e art advisory, esigenza sempre più sentita dai target più alti. A tal proposito dallo scorso anno Finarte ha stretto un rapporto con Credit Suisse proprio per dare risposta a queste reciproche sollecitazioni tra arte e finanza.

Potete già fare qualche anticipazione delle vostre proposte del prossimo anno?
La strada intrapresa con la fusione Finarte-Minerva comincia a dare i suoi frutti: la dispersione e frammentazione del mercato italiano delle aste va superata in direzione di una progressiva agglomerazione di realtà medio-piccole, che solo unite assieme potranno competere coi grandi gruppi internazionali. Nel secondo semestre 2018 abbiamo raggiunto quota annuale di 15 milioni di euro, con un significativo incremento rispetto al risultato annuale del 2017, un obiettivo che dovrebbe porci ai primi posti tra le case d’asta italiane, per una realtà nuova e dinamica ri-nata appena 3 anni fa ma sotto le insegne di un grande marchio storico quale Finarte. Nei primi mesi 2019 Finarte presenterà la sua nuova sede che ha uno sviluppo di quasi mille metri quadrati con 300 metri lineari di pareti per esporre opere d’arte, che si trova nel cuore del nuovo Design District in via Paolo Sarpi 8. La nuova casa Finarte rappresenta un traguardo fondamentale di un percorso di crescita graduale di Finarte, fortemente perseguito dal presidente Rosario Bifulco a partire dal 2017 con l’acquisizione di Minerva Auctions.

Com’è composto oggi il vostro staff?
Uno staff di professionisti proveniente da diverse esperienze maturate nell’ambito del mercato dell’arte nelle diverse case d’asta, al servizio di privati e società che desiderino acquistare opere d’arte, fotografie, gioielli, libri antichi, oggetti di design e automobili d’epoca.
Team Finarte: https://www.finarte.it/it/about/team
Team Minerva: http://www.minervaauctions.com/chi-siamo/

Quali strategie suggerite per rilanciare i settori in sofferenza quali mobili antichi, argenti, tappeti orientali ecc.?
Premettiamo che Finarte non è attiva in questi settori, ma osserva il fenomeno con interesse. Riteniamo che sia auspicabile una paziente attesa durante la quale proporre tematiche dedicate solo quando emergono opportunità straordinarie in termini di qualità, provenienza e prestigio. Per il resto il tempo farà il suo lavoro separando il grano dal loglio nell’ambito di collezioni che, perlopiù, si sono formate in periodi in cui questi beni erano molto richiesti e durante i quali i collezionisti erano meno informati.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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