Fermate l’istante

A Palazzo Barberini la rappresentazione del Tempo in epoca barocca, dalla sua dimensione mitologica al memento mori

Guido Cagnacci, «Allegoria del Tempo (o della vita umana)», 1650 circa
Arianna Antoniutti |  | Roma

«Nel corso della prima metà del Seicento, tanto la percezione fisica quanto la rappresentazione poetica del tempo hanno attraversato un mutamento profondo. La misurazione del tempo e di ogni fenomeno fisico si affina. Ma questa esattezza incalzante porta con sé la percezione fisica dell’inesorabilità del suo trascorrere», così scrivono Francesca Cappelletti e Flaminia Gennari Santori sul catalogo della mostra «Tempo Barocco», fino al 3 ottobre visibile a Palazzo Barberini.

L’esposizione, curata dalle due direttrici, rispettivamente, della Galleria Borghese e di Palazzo Barberini, si muove fra questi due opposti poli: la transitorietà dell’esistenza e la volontà di eternarla. Quaranta opere, dipinte dai protagonisti della stagione barocca, dispiegano i molteplici volti del tempo, scanditi dalla presenza di orologi d’epoca.

Cinque le sezioni in cui si dipana la mostra: nelle prime tre è illustrata la dimensione mitologica del tempo, che veste dunque i panni di Saturno o di Crono, come nell’olio su tela di Antoon van Dyck «Il tempo taglia le ali all’Amore», 1627 circa, dal Musée Jacquemart-André. Per la seconda sezione «Il Tempo e l’Amore» è invece il sentimento amoroso a trionfare, ad esempio, nell’ornamento bronzeo che corona l’orologio da console, della cerchia di André-Charles Boulle, fine XVII-inizio XVIII secolo.

Per «Il tempo tra calcolo e allegoria», una straordinaria figura femminile di Guido Cagnacci (1650 ca) è sovrastata dall’ouroboros, simbolo di eternità. La quarta sezione è rivolta alla «Vanitas», con il memento mori in oro, smalti e pietre preziose, rappresentato dall’orologio con scheletro, 1640-60, dal Museo Nazionale svizzero di Zurigo. Da ultimo, per «Fermare il tempo», «Il sacrificio di Isacco», 1627-28, di Domenichino, dal Prado, fissa e cristallizza l’istante in cui l’angelo blocca la mano di Abramo.

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