Falso allarme: la bolla degli Nft non è ancora scoppiata

I portafogli attivi sono scesi dellʼ88% rispetto allo scorso settembre, ma gli acquirenti si stanno semplicemente indirizzando verso collezioni più consolidate

Lo scorso novembre nel centro di Manhattan è stato aperto un bancomat NFT. Nel 2021 il mercato valeva oltre 17 miliardi di dollari; da allora, le vendite individuali medie giornaliere sono diminuite del 92% © Batchelder/Alamy Stock Photo
Ben Munster |

Il mese scorso il «Wall Street Journal» ha riportato la notizia che le vendite di Nft stavano «calando», citando i dati di NonFungible, una società di analisi dei dati che si occupa del settore. A prima vista, i dati appaiono definitivi: dallo scorso settembre i portafogli Nft attivi sembrano essere scesi dellʼ88%, da 119mila a 14mila, e le vendite individuali sono scese da una media giornaliera di 225mila a 19mila, con un precipitoso -92%. Peggio ancora, gli acquirenti sono in numero inferiore rispetto ai venditori, con un rapporto di cinque a uno.

Un crollo di questa portata sarebbe un duro colpo per unʼindustria che nel 2021 ha visto passare di mano oltre 17 miliardi di dollari, alimentando le speranze e i sogni di migliaia di artisti che hanno visto nella tecnologia un mezzo per trarre finalmente profitto dalla loro arte digitale, altrimenti infinitamente riproducibile. Sarebbe anche una presa in giro per i collezionisti che speravano di rivendere per fare soldi facili: il «Wall Street Journal» racconta le traversie di un certo Sina Estavi, che ha comprato uno screenshot di un tweet di Jack Dorsey per 2,9 milioni di dollari nel marzo 2021, ma non riesce più ad attirare unʼofferta superiore ai 14mila dollari (tuttavia, sta ancora resistendo, buon per lui).

Il problema è che questi dati non raccontano tutta la storia. Per cominciare, come ha sottolineato NonFungible, i dati utilizzati si riferiscono al rapporto del primo trimestre, mentre ora ci stiamo avvicinando al secondo trimestre; le cose sono cambiate e, non meno importante, con una serie di nuove e redditizie collezioni come «Moon-birds» e «Otherside» (NonFungible ha anche insistito sul fatto che le sue cifre sono «conservative»).

Nft social
Più precisamente, gli Nft sono una classe di asset vasta e diversificata che sfida i tentativi di spiegare il loro valore in termini di un unico insieme di principi di mercato. A volte si comportano come gli asset del mercato dellʼarte tradizionale, con pezzi unici e collezioni prodotte da artisti popolari che raggiungono cifre esorbitanti, basate su unʼinebriante combinazione di prestigio percepito e fiducia in un prezzo di rivendita ancora più esorbitante. Ma ci sono anche i gruppi più recenti di Nft: avatar «profilo immagine», come «Bored Apes», che fanno parte di collezioni che conferiscono al possessore un qualche tipo di privilegio esclusivo, come lʼaccesso a eventi, proprietà intellettuali, altri gettoni e bacheche di messaggistica. Questi si comportano più come azioni ordinarie o come un bene digitale tipo Bitcoin o Ethereum.

«Il valore dei pezzi ha origini molto diverse, afferma Louisa Choe, analista di Nansen, una società di dati che fornisce una panoramica più complessa dei mercati Nft. Pezzi come Bored Ape Yacht Club, Doodles e Azuki sono “Nft social”: il valore principale è lʼidentità che offrono agli utenti». Dʼaltra parte, aggiunge Choe, il valore delle opere uniche «deriva dalla popolarità e dal riconoscimento degli artisti».

La comprensione di questa distinzione porta a una valutazione più sfumata del mercato. Esaminando i dati, Louisa Choe osserva che, a partire da aprile, cʼè stato un effettivo incremento delle vendite di Nft, evidenziato dallʼaumento del rapporto tra portafogli in acquisto e portafogli in vendita (Il «Wall Street Journal» non ha fatto questa distinzione). Sebbene si sia verificata una certa vendita dei token più economici, i dati suggeriscono che i venditori non stanno abbandonando il mercato, ma si stanno semplicemente spostando da un tipo di Nft, ossia i più rischiosi «drop» di artisti popolari, a collezioni più consolidate che sembrano una scommessa più sicura. Choe dice che questi “Nft social” ora comandano una quota dellʼ83% dellʼintero mercato degli Nft; per questo li chiama «blue chips». Non è dissimile dai movimenti visti nei mercati tecnologici più ampi, che sono stati scossi dallʼaumento dei tassi dʼinteresse.

Sam Williams, amministratore delegato del database decentralizzato di Nft Arweave, sostiene che le collezioni appaiono più sicure agli occhi degli investitori perché sono in grado di attirare più liquidità, ovvero più potenziali acquirenti e venditori. Le opere una tantum generano un grande fermento nella speranza di attirare nuovi acquirenti in cerca di una rivendita redditizia, ma questo fermento si esaurisce man mano che si afferma una nuova moda, a meno che l’opera non sia un capolavoro sconvolgente o abbia un qualche significato storico.

Questo è ciò che rende queste opere «non fungibili»: ognuna è unica e non cʼè un equivalente con cui scambiarla. Se lʼinteresse si affievolisce, probabilmente non troverete mai un acquirente e resterete con un attraente spreco di denaro (a meno che non vi piaccia lʼarte!). Questo rende anche difficile trovare dati affidabili: come si valuta, ad esempio, unʼopera digitale che non ha né acquirenti né venditori? Anche la prevalenza di case dʼasta private di proprietà e il fenomeno del wash trading, in cui i titolari scambiano con se stessi, non aiutano.

Gli oggetti da collezione Nft, invece, si comportano quasi come beni normali. Le «Bored Apes», per esempio, raccolgono grandi e affezionate comunità di possessori di questi primati per lo più intercambiabili, garantendo un certo grado di liquidità. «Sono quelle collezioni in cui cʼè una grande comunità e molti token hanno una struttura di mercato un poʼ più “fungibileˮ», dice Williams. Spiega che questo è il motivo per cui il valore delle collezioni Nft è spesso determinato da un «prezzo minimo», cioè il più economico disponibile di un determinato set. «Le persone tendono a essere disposte a comprare qualunque sia il più economico, a patto di avere una Bored Apeˮ», conclude (questo è anche il motivo per cui pochissimi possessori fingono di interessarsi alla qualità o, ad esempio, al significato dialettico dellʼarte).

Tutto ciò significa che il «Wall Street Journal» non aveva tutti i torti a notare un calo del valore di alcuni Nft. Ma in realtà gli scommettitori hanno semplicemente scambiato un casinò con un altro, passando dalla casa dʼaste alla piazza di scambio.

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