Falsari sotto la lente d'ingrandimento

Il critico e giornalista Harry Bellet ripercorre in un volume le vite e le truffe dei più grandi falsificatori d'arte

Uno dei più celebri falsari contemporanei, Wolfgang Beltracchi, a Venezia
Carlotta Venegoni |

Harry Bellet ripercorre le vite e le truffe dei più grandi falsari, tanto geniali da rendere le loro rocambolesche vicissitudini sconcertanti e al contempo di grande fascino. Le pagine scorrono veloci suscitando nel lettore una certa simpatia per queste figure e per le loro iniziative. Non certo per le vittime.

Prestigiosi musei, storiche gallerie, facoltosi collezionisti e soprattutto generazioni di esperti e storici dell’arte sono stati messi in ridicolo, cadendo nei loro tranelli; lo stesso Bellet ci è cascato con una falsa scultura di Gauguin. Un mestiere, quello del falsario, tra i più antichi del mondo: ve ne sono esempi noti già in Grecia a danno dei collezionisti romani, poi nel Medioevo con le false reliquie e nel Rinascimento per continuare con assiduità fino ad oggi.

Bellet incentra i suoi racconti nel XX secolo. Il primo caso è quello della tiara di Saitaferne, realizzata a Odessa da un
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