Fair-mageddon: quale futuro per le fiere d'arte?

Nonostante l'emorragia di mercanti e visitatori (e anche qualche inevitabile, ma sana, scomparsa), le fiere restano indispensabili per le gallerie

Il rapporto annuale Art Basel/Ubs ha dipinto un quadro terribile dello stato delle fiere d'arte in tutto il mondo tra il 2020 e il 2021 © Katherine Hardy
Georgina Adam |

Le cifre ci sono e sono nette. Durante la pandemia le fiere d’arte hanno subito un’emorragia di espositori e visitatori  con un punitivo calo del 67% dei galleristi per Frieze New York (a essere onesti, in una sede più piccola) tra il 2019 e il 2021. La situazione è anche peggiore: il numero di persone che hanno visitato ArtRio in Brasile è crollato del 69% nello stesso periodo. Anche Art Basel a Hong Kong, Arco a Madrid e Armory Show a New York, solo per citarne alcuni, hanno visto un calo simile di presenze ed espositori.
Questi numeri provengono dal rapporto annuale Art Basel/Ubs e dipingono un quadro terribile dello stato delle fiere d’arte in tutto il mondo tra il 2020 e il 2021. Le percentuali di cancellazione nel 2020 variavano tra il 32% e il 100%, e ancora nel 2021 fino al 36% di questi eventi veniva cancellato o posticipato. Almeno 30 eventi sono semplicemente morti. E ci sono nuovi «rivali» che stanno nascendo sotto forma di fine settimana in galleria: l’anno scorso il London Gallery Weekend si è rivelato un'iniziativa di grande successo.

Le fiere sopravvissute, e ce ne sono ancora molte, sono concentrate nei mesi primaverili ed estivi. Soltanto a maggio ci sono nove eventi importanti tra cui Tefaf, Independent, Nada e Frieze a New York; l'Eye of the Collector e Photo London a Londra; Taipei Dangdai e Art Basel a Hong Kong in Asia.

La buona notizia dal rapporto è stata la forza delle fiere asiatiche, in particolare la Jingart con sede a Pechino, creata dallo stesso team di Art021 a Shanghai: Kelly Ying, David Chau e Bao Yifeng. La cattiva notizia è che molti Paesi asiatici rimangono inaccessibili ai visitatori stranieri, quindi si rivolgono solo a un mercato locale, mentre si vocifera di un imminente blocco a Pechino.

Allora, qual è la strada da seguire per le fiere oggi? In primo luogo, gli organizzatori non devono essere tentati di reclutare gallerie di livello inferiore per riempire i loro stand: la reputazione di una fiera dipende dalla sua qualità. Ora è accettato che gli eventi saranno più locali, con offerte su misura per un pubblico più domestico. Per il momento sono finiti i giorni in cui si registravano orde di collezionisti in arrivo da tutto il mondo, anche se le restrizioni di viaggio sono state in gran parte rimosse, tranne che in Asia.

Sempre secondo il rapporto Art Basel/Ubs, le Online Viewing Rooms non sono state un successo, come confermato da numerosi reportage di gallerie. Eppure la componente digitale è una parte essenziale delle fiere oggi.

Tuttavia, direi che le fiere hanno un futuro perché sono molto importanti per le gallerie. E la decisione di Mch, la casa madre di Art Basel, di rilevare il «posto» della Fiac in ottobre e di crearvi una propria fiera, è sicuramente indice della fiducia nel mercato europeo. Allo stesso tempo, i mercanti sono molto più esigenti rispetto al passato in merito agli eventi a cui partecipano, e questo è un aspetto che anche le fiere dovranno affrontare. L'attuale separazione delle fiere in pochi mega-eventi, come i franchise Art Basel e Frieze, e poi le offerte di nicchia, come la fotografia e le fiere locali, si amplificherà.

Ma la perdita di altre fiere non sarà da rimpiangere, ce ne sono state comunque troppe. Addio, fair-tigue: diamo il benvenuto a un «paesaggio fieristico» più rilassato e ponderato.

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