Félix González-Torres in relazione con Barcellona

Al Macba e in città una retrospettiva dell’artista ucciso dall’Aids diventato simbolo di una generazione che convertì il Concettualismo in veicolo per messaggi politici e sociali

Gareth Harris |  | Barcellona

Nel Padiglione degli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 2007 un cumulo di caramelle sul pavimento invitava i visitatori ad approfittare della dolce occasione. La montagnola di caramelle andavano così riducendosi mano a mano che l’orario di visita scorreva. Il loro peso all’inizio della giornata era di 80 chili, quello del compagno Ross Laycock, prima che l’Aids cominciasse la sua implacabile opera di consunzione.

Un’eucarestia laica tramandava così la memoria del compagno dell’autore dell’opera, Félix González-Torres, morto dello stesso male nel 1996, a 39 anni. Le opere dell’artista di origine cubana sono ora esposte in tutta Barcellona, dalla Rambla all’auditorium, nell’ambito di una mostra «Politica della relazione» organizzata dal Macba (fino al 12 settembre).

«Nel Padiglione Mies van der Rohe (il padiglione tedesco eretto per l’Esposizione Internazionale del 1929 a Barcellona, Ndr) è esposta “Untitled (Loverboy)” del 1989, alla Rambla del Raval”Untitled (America)” del 1994 (un’installazione composta da 12 corde luminose, Ndr), in prestito dal Whitney Museum di New York e mostrata per la prima volta dopo molti anni nella sua versione open-air. Alcuni elementi di questa stessa installazione sono visibili anche sulla facciata del Macba», spiega Tanya Barson, capo curatore del Macba.

La serie di cartelloni «Untitled (It’s Just a Matter of Time)» del 1992 è invece esposta in varie location, tra cui l’auditorium: «Tutte le opere in giro per la città sono anche presenti al Macba, in una sorta di sdoppiamento concettuale che segnala anche il nostro legame con Barcellona. Anche se abbiamo iniziato a organizzare la mostra prima della crisi sanitaria, la situazione attuale ha paradossalmente rafforzato la rilevanza del lavoro di González-Torres e, inoltre, sento che questo momento rende le sue opere pubbliche ancora più importanti in relazione al modo in cui possono essere vissute», aggiunge la Barson, che è una specialista dell’artista, avendo seguito le acquisizioni delle prime opere di González-Torres per la Tate di Londra dove ha lavorato in precedenza. «Al Macba ho voluto curare una mostra che riconoscesse anche l’importanza della storia dell’America Latina, e non limitatamente all’arte, per le nuove generazioni di artisti spagnoli e americani».

La mostra mira anche a collocare il lavoro di González-Torres in relazione al tema postcoloniale e al background storico esistente tra la Spagna e le Americhe. «Questo è un argomento complesso e c’è ancora molto da dire al riguardo. Ovviamente non stiamo cercando di confinare González-Torres in un concetto di identità troppo determinato, ma pensare al suo lavoro dal punto di vista di Barcellona nel 2021».

La prima sala della mostra è focalizzata sui temi dell’autoritarismo e del fascismo, attraverso l’esplorazione della memoria e dell’autoritarismo da parte dell’artista. L’idea di repressione viene esaminata con l’occhio della dittatura spagnola sotto il generale Franco (1939-75).

«È sembrato importante iniziare con una sala dedicata alle opere che si impegnano più chiaramente sulle questioni della politica di destra, e come queste potrebbero essere viste in relazione alla dittatura in Spagna. Ho una lunga passione per la guerra civile spagnola ed era evidente per me che il lavoro potesse essere incredibilmente potente mostrato qui a Barcellona, data la storia della città in quel periodo e i suoi riverberi da allora», prosegue Tanya Barson.

È anche significativo che nel 1971 González-Torres visse in Spagna da ragazzo, mentre si spostava da Cuba (dov’era nato nel 1957) a Porto Rico nel 1971: «Fu un’esperienza importante e dolorosa per lui, in quanto la società spagnola di quel periodo era molto autoritaria e influenzata dalla religione cattolica». Nell’ambito della mostra è stato approfondito il tema della decostruzione del monumento, che permea tutto il lavoro dell’artista, evidenziando così come il lavoro di González-Torres resti sempre politicamente schierato.

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