Essere postmoderni, cioè istantanei (l’infelicità è bandita)

Achille Bonito Oliva |

Essere postmoderni significa essere istantanei. Warhol ha prodotto arte istantanea, per composizione e diffusione, produzione e consumo. Il che significa un radi e getta, come diceva una pubblicità. Del suo dipingi e getta resta il metodo, l’aspetto concettuale che assume il bisogno di una splendente superficialità. Qui superficialità significa trasparenza del fine e del mezzo. Come per tutte le attività produttive, il fine dell’arte è il successo. Il mezzo è quello seriale che moltiplica l’immagine come tutti i prodotti industriali. Profetizzati da Baudelaire, Warhol, Koons e Hirst hanno immortalato il cannibalismo produttivo della grande merce che non ammette pause o vuoti di consumo. La Factory è stato il tentativo ironico di gareggiare con l’industria mettendo il copyright personale sull’immaginario della società di massa. Qui ogni infelicità è bandita.

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