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Mostre

Esiste l’arte sonora? La risposta alla Fundación Miró

L’opera suona anche quando è in silenzio

«Fuga» (1908) di M.K. Čiurlionis, Kaunas, Museo Nazionale M.K. Čiurlionis

Barcellona (Spagna). È dedicata all’influenza del suono nelle arti plastiche la mostra più importante della stagione della Fundación Miró, quella che ogni anno sponsorizza la Fundación BBVA. «¿Arte sonoro?», dal 26 ottobre al 23 febbraio, rivisita secondo il curatore Arnau Horta, «la progressiva sonorizzazione dell’oggetto artistico, dalla fine dell’800 fino a oggi. Da allora il suono è diventato una fonte d’ispirazione costante e un ricorso utilizzato da molti artisti», afferma Horta che mette l’accento sul punto interrogativo del titolo.

«Ha senso parlare di arte sonora?», si chiede il curatore che inizia un percorso espositivo, suddiviso in cinque sezioni, con «Notturno», un dipinto del 1881 di James Whistler e altre tele direttamente legate alla musica di Frantisek Kupka, Jean Tinguely, Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, Sonia Delaunay e altri artisti che trasformano il suono in un fattore decisivo nel passaggio dal realismo all’astrazione.

La mostra continua con creatori che, come Cage, rompono i limiti della partitura trasformandola in uno spazio di creazione e opere che non si rivolgono solo alla vista o all’udito ma a tutto il corpo dello spettatore, tra cui spiccano le installazioni interattive di Nam June Paik e «Handphone Table», la prima e forse unica scultura di Laurie Anderson.

Una sezione riunisce i diversi approcci concettuali al silenzio di artisti molto diversi tra loro come Duchamp, Miró, Cage o Paul Kos. Il percorso si chiude con opere degli ultimi 12 anni: dal pop concettuale dell’enorme orecchio di John Baldessari da cui esce una trombetta che diffonde Beethoven al minimalismo di William Anastasi, passando per le sculture mute di Carsten Nicolai, le opere elettroniche low tech di Louise Lawler e gli studi di Rolf Julius sulle corrispondenze tra colori, forme e suoni.

«La selezione dimostra che non esiste un unico paradigma d’arte sonora, ma molteplici espressioni che confermano la capacità dell’opera di suonare, risuonare e farsi ascoltare, anche quando lo fa in totale silenzio», conclude Horta.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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