Esercizi di poetica inutilità

Trevor Paglen conquista le Officine Grandi Riparazioni

Monica Poggi |  | Torino

Lo Spazio: orizzonte di sogno e fantasia, ma anche territorio da conquistare per le politiche colonialiste contemporanee. Da qualche decennio infatti Stati e agenzie di Intelligence investono somme vertiginose nelle ricerche aerospaziali. Un’ambivalenza che Trevor Paglen sottolinea nel lavoro presentato alle Ogr - Officine Grandi Riparazioni fino al 10 gennaio.

A cura di Ilaria Bonacossa con Valentina Lacinio, «Unseen Stars» rivela i meccanismi stessi di occultamento delle informazioni, in linea con la ricerca che l’artista americano porta avanti da anni. Aiutato da attrezzature fotografiche che spingono la capacità di visione al limite del possibile, Paglen ha più volte ritratto le attività segrete delle agenzie militari in tutto il mondo.

Le sue immagini, tuttavia, sono spesso troppo poco nitide o indecifrabili a chi non ha conoscenze specifiche. Ciò che rimane è un’ammissione d’incapacità, il fallimento diventa uno strumento di denuncia. Anche in questo caso gli oggetti esposti non hanno nessuna valenza pratica: tre imponenti satelliti, realizzati in collaborazione con ingegneri aerospaziali, privati di qualsiasi funzione militare.

Qui tuttavia sono presentati in un ambiente che ricorda la struttura di un laboratorio aerospaziale, pronti a essere lanciati in orbita. Se questo dovesse succedere, li potremmo vedere solo al buio: un esercizio di poetica inutilità in cui ritorna ancora una volta la dicotomia fra visibile e invisibile che permea tutto il lavoro di Paglen. Non una semplice provocazione, ma l’invito a prendere parte a una riflessione sulle dinamiche di controllo ed esercizio del potere della nostra società.

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