Era uno dei più grandiosi edifici sacri dell’antichità

Electa pubblica un volume sul Tempio di Venere a Roma, ripercorrendone le vicende fino agli ultimi 15 mesi del complesso restauro

Il Tempio di Venere e Roma. Cella di Venere. © Archivio storico fotografico | Parco archeologico Colosseo Un momento dell’intervento di consolidamento degli stucchi. Foto: Daniela Borgese
Arianna Antoniutti |

Il Tempio di Venere e Roma, il più maestoso edificio cultuale dell’area archeologica del Foro Romano-Palatino, è stato oggetto di un complesso progetto di restauro, iniziato nel settembre 2020, durato 15 mesi e portato a compimento grazie alla sponsorizzazione tecnica di Fendi. I 2,5 milioni di euro stanziati dalla casa di moda hanno consentito non solo il restauro delle strutture architettoniche e dell’apparato decorativo, ma anche la valorizzazione del sito, l’innovativo intervento di illuminazione e la completa accessibilità dell’area, grazie all’abbattimento delle barriere architettoniche.

L’edificazione del Tempio, avviata nel 121 d.C., si deve all’imperatore Adriano, artefice dello stesso eclettico progetto architettonico, dagli originali rimandi alla spazialità ellenistica. Inaugurato nel 136 d.C., con le sue dimensioni di oltre 100x50 metri in pianta e 30 metri di altezza, costituiva uno dei più grandiosi edifici sacri dell’antichità. Al suo interno, nelle due aule di culto contrapposte, una dedicata a Venere Felice, l’altra a Roma Eterna, sedevano le statue delle dee. E furono proprio le colossali proporzioni delle statue a provocare le critiche di Apollodoro di Damasco nei confronti dell’imperatore architetto che adiratosi, così scrive Cassio Dione, fece uccidere Apollodoro.

La storia del monumento, le sue trasformazioni nel tempo e la descrizione degli interventi di restauro, sono ora raccolte nel volume Il Tempio di Venere e Roma, introdotto da un saggio di Alfonsina Russo, direttore del Parco Archeologico del Colosseo, con un testo di Silvia Venturini Fendi. Oltre alle numerose immagini che documentano, nel dettaglio, le fasi di consolidamento, pulitura e reintegrazione degli stucchi, delle colonne in porfido, del pavimento in opus sectile, un nutrito «album storico» restituisce l’immagine del Tempio, attraverso i secoli, con stampe e incisioni sette-ottocentesche e foto della metà del XIX secolo.

Al saggio di Martina Almonte è affidato il compito di ricostruire le vicende dell’edificio, le modifiche subite sotto Massenzio nel IV secolo d.C., i primi scavi sistematici voluti dal Governo francese e i restauri che, dagli anni Trenta del secolo scorso, hanno interessato il Tempio. Il testo di Cristina Collettini, infine, illustra la metodologia e le finalità del presente, ultimo restauro, che ha consentito, fra l’altro, la messa in sicurezza dei preziosi stucchi, in origine decorati a foglia d’oro, che ornavano le volte delle celle e le calotte delle absidi.

Il Tempio di Venere e Roma,
di AA.VV., 192 pp., ill. col., ita/ing, Electa, Milano 2022, € 50

© Riproduzione riservata Tempio di Venere e Roma. Cella di Roma. © Electa ph Stefano Castellani
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