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Era di Picasso il fonografo erotico di Domínguez

Scomparso 82 anni fa, è stato ritrovato da Emmanuel Guigon, direttore del Museu Picasso

Nella foto compare «Jamais», il fonografo di Domínguez

La storia di «Jamais», il fonografo antropomorfo che Oscar Domínguez presentò a Parigi nell’Esposizione Internazionale del Surrealismo del 1938 e poi regalò a Picasso, è di quelle che sempre più raramente scuotono il mondo dell’arte.

Il mitico oggetto, scomparso 82 anni fa, è stato ritrovato dopo una ricerca degna di Sherlock Holmes da Emmanuel Guigon, direttore del Museo Picasso di Barcellona, che lo esporrà fino all’8 novembre in una mostra costituita da una sola opera. Si tratta di un fonografo Pathé che sembra avere trangugiato una donna, assumendo parte delle sue fattezze: il piatto trasformato in seno gira sotto una mano che sorregge la puntina, mentre dall’amplificatore escono le gambe con un paio di scarpe col tacco.

«Fu l’opera più importante della più mitica tra le mostre del Surrealismo. Gli spettatori si muovevano nel buio illuminando con la pila opere come il “Rainy Taxi” di Dalí o i “1.200 sacchi di carbone” appesi al soffitto di Duchamp, ma quella che sorprese di più pubblico e critica fu il fonografo autoerotico di Domínguez», spiega Emmanuel Guigon, riferendosi alla mostra organizzata da Paul Eluard e André Breton nella Galerie des Beaux-Arts del Faubourg Saint-Honoré di Parigi nel 1938, alla quale oltre a Picasso e Domínguez parteciparono Marcel Duchamp, Salvador Dalí, Max Ernst e Man Ray.

«Io sono sempre stato sicuro che Domínguez l’avesse regalato a Picasso, ma tutti dicevano che era impossibile», continua Guigon. La svolta è arrivata l’anno scorso durante la preparazione della mostra «Picasso. Lo sguardo del fotografo», quando il direttore ha trovato due fotografie inedite di Nick de Morgoli in una collezione privata. «In una si vede l’opera nello studio parigino di Picasso e nell’altra il pittore la sta osservando con vivo interesse. La moglie di Domínguez, Maud Bonneaud-Westerdahl, mi aveva confermato che Picasso l’aveva ricevuta nel 1945 e, considerata la profonda amicizia tra i due artisti, era impossibile che non l’avesse conservata dopo il suicidio di Domínguez nel 1957», racconta Guigon.

Ha insistito tanto che Catherine Hutin, la sola figlia di Jacqueline Roque (la seconda moglie di Picasso), raccontò che il guardiano di uno dei magazzini che possiede nella periferia parigina le aveva parlato di uno strano grammofono con gambe di donna. Lì è finita la ricerca ed è iniziata la preparazione della mostra che, oltre a «Jamais» restaurata e rimessa in funzione, comprende fotografie d’epoca, disegni di Domínguez e un filmato inedito della mostra del ’38.

Galvanizzato dalla scoperta, Guigon si è già lanciato nella sua prossima ricerca: vuole trovare gli scatti di Picasso all’inaugurazione dell’Esposizione Internazionale del Surrealismo, a cui partecipò con due dipinti. «Anche se sembra incredibile, non si conoscono immagini di Picasso e di Duchamp a quel mitico evento. Ma io sono sicuro che esistono e le troverò», promette.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020



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