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Enzo Cucchi Re Mago nel Ghetto

Da Simone Aleandri due serie di recentissime opere dell’artista marchigiano

Enzo Cucchi nel suo studio romano. Foto: Marco Deserto

Nella sua galleria di ritratti di 200 protagonisti dell’arte contemporanea, Ladies & Gentlemen (edizioni Allemandi), Giorgio Guglielmino, collezionista e opinionista di «Il Giornale dell’Arte» scrive di Enzo Cucchi: «È uno dei pochissimi artisti al mondo (si contano sulle dita di una mano) che riesce a reggere una mostra basata solo sui disegni». Lo comprova la personale dell’artista marchigiano (1949), «Enzo Cucchi. Il Re Mago, i Predicatori & gli Strimpelli sabatali», da Simone Aleandri Arte Moderna nella sede di Piazza Costaguti, nel Ghetto, non lontano dallo studio romano dell’artista, in mostra dal 25 maggio al 31 luglio. Pubblichiamo un'anteprima di queste opere recenti, commentate da un estratto del testo in catalogo (Officina Vereia) del curatore Mario Finazzi «L’educazione disegnativa di strimpelli sabatali, predicatori e un re magio».

«(...) Enzo Cucchi considera il mezzo del disegno per certi versi superiore a pittura e scultura, in quanto molto più immediatamente vicino alla dimensione astratta del pensiero, e ponte con lo spazio reale, tanto da affermare che “l’idea di un disegno è l’unica possibilità per l’uomo di pensare. Un uomo eretto, in equilibrio, è l’unica possibilità di pensare a una forma o di avere un’immagine: l’unica idea per pensare alla distanza tra una cosa e l’altra. È l’idea di un disegno”. E per questo motivo, per l’artista “disegnare è una funzione vitale, come mangiare, dormire o pisciare”.

Attraverso il disegno l’artista può trasportare le immagini sul piano visibile velocemente ed efficacemente, limitando quanto più possibile orpelli e appesantimenti come colore e materia, e liberando il flusso dei segni. La materia è un mezzo che Cucchi utilizza per le opere di pittura, nelle quali diventa necessario creare per l’occhio un’illusione percettiva spaziale e cromatica, pur manifestando un rapporto conflittuale con essa in quanto “
la materia che si usa per dipingere è orribile: puzza, sporca, imbratta... è tutta roba che mi fa schifo. Ma non posso farne a meno”, motivo che lo porta esplicitamente a dichiarare “c’è qualcosa nei quadri che non ho mai potuto sopportare: la materia”.

I disegni in mostra, trentuno di piccolo formato intitolati “Strimpelli sabatali”, e quattro di grande formato, i “Predicatori”
(più cinque aggiunti in seguito, Ndr), sono realizzati tra il 2019 e il 2020 utilizzando diversi materiali, prevalentemente matita grassa, carboncino, penna biro e pastello. Ai disegni si accompagna una scultura di bronzo, il “Re Magio”. Differentemente da molti disegni realizzati precedentemente, per gli “Strimpelli sabatali” l’artista ha preferito combinare, sovrapporre e giustapporre due carte, o frammenti di carte, tecnicamente disegnate in tempi diversi, al posto di un unico foglio dalla forma prestabilita, creando in questo modo un campo spaziale geometricamente irregolare.

Questo tipo di ricerca di uno spazio alternativo al classico spazio rettangolare e monodimensionale dei fogli, che sorprenda e meravigli il fruitore, è riscontrabile anche dietro alla massiccia produzione di libri d’artista di Cucchi, entro i quali si assiste il più delle volte a un compiaciuto stravolgimento dei canoni, tramite piegamenti, giustapposizioni, unioni di superfici cartacee diverse per formato, grana e cromia, fino al raggiungimento di una moltiplicazione dimensionale.

(...) La differenza cronologica tra le diverse parti di ogni disegno non ha però alcuna rilevanza se inserita nella prospettiva dell’artista, sia perché nel suo modus operandi perde di senso ogni consequenzialità temporale, sia perché l’atto di combinare diversi disegni, o parti di essi, dà origine a un oggetto artistico nuovo, con coerenza e peso suoi specifici. La congiunzione di due supporti e carte, ognuna occupata da un’immagine diversa, a volte solo contorni astratti, come nelle veline di alcuni “Strimpelli sabatali”, consente inoltre all’artista di porre in dialogo analogico, formale e poetico, due diversi elementi figurali, meccanismo visivo presente anche in una serie di acquetinte incise nel 2017. Rispetto agli “Strimpelli sabatali”, i “Predicatori” abbracciano il formato monumentale, insolito per l’arte del disegno ma praticato da Cucchi ab origine, quasi a voler restituire al disegno, se mai ce ne fosse bisogno, una dignità pari a quella della grande pittura (...)».

Mario Finazzi, da Il Giornale dell'Arte numero 408, maggio 2020



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