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Enrico Crispolti «E' Fontana l'artista italiano più rappresentato nei musei nel mondo»

L'articolo per «Il Giornale dell'Arte» scritto a vent'anni dalla scomparsa dell'artista

Particolare di "taglio" di Fontana utilizzato dal MET Breuer per l'annuncio della mostra che si apre i l23 gennaio 2019

Il 23 gennaio 2019 al Metropolitan Museum di New York si apre «Lucio Fontana: On the threshold» la prima retrospettiva su Lucio Fontana negli Stati Uniti dopo quarant'anni.
Trent'anni fa, nel 1988, Parigi, Lugano e Venezia avevano accolto mostre dedicate a Fontana, in occasione del ventesimo anniversario della scomparsa dell'artista. Riproponiamo integralmente l'articolo che Enrico Crispolti, scomparso ieri a Roma (dove era nato nel 1933) aveva scritto per «Il Giornale dell'Arte» nel settembre 1987.

L'anno prossimo saranno vent'anni dalla morte di Lucio Fontana, un evento che certamente non sarà dimenticato, ma intanto Parigi lo celebra con grande rilievo al Centre Pompidou Musée National d'Art Moderne in una grande mostra di oltre cento fra sculture e dipinti, circa sessanta disegni e la ricostruzione di tre ambienti spaziali, dal 13 ottobre all'11 gennaio 1988. Lugano d'altra parte ha già proposto dal 18 settembre a fine novembre una sessantina di opere di Fontana, fra dipinti, sculture, diverse gouaches del 1949 e alcuni disegni, al centro della più ampia ed esauriente mostra dello «Spazialismo» finora realizzata, occupando i tre piani di Villa Malpensata. A Venezia da poco si. è conclusa una mostra che seppure dedicata a «Lo Spazialismo a Venezia», ha dato notevole rilievo anche a Fontana.

Ed è da pochi mesi in distribuzione la seconda definitiva edizione (Electa), in due volumi, a mia cura, del catalogo generale delle sue opere. Parigi è stata assai cara a Fontana già negli anni Trenta. Vi aveva esposto da Jeanne Boucher e alla Galerie Zack. Erano gli anni della sua importante attività a Sèvres nelle sculture in ceramica «a gran fuoco».

E più volte vi ha esposto nuovamente negli anni Cinquanta e Sessanta, alla Galerie Stadler, da Iris Clert, alla Galerie Rive Droite, da Alexandre Jolas. Nel 1970 il Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris aveva già proposto un'importante retrospettiva, con ampio rilievo anche per gli ambienti spaziali e le collaborazioni architettoniche. Insomma a Parigi Fontana era di casa; e vi era ed è uno dei non numerosi artisti italiani stimati ed amati al di fuori di quelli che furono gli italiani di Parigi (da Severini a Magnelli, da Campigli a Tozzi).

La mostra comprenderà oltre cento fra sculture (dal 1926) e dipinti (dai «buchi» del 1949), e una sessantina di disegni, oltre la ricostruzione di tre ambienti spaziali: quello famoso del 1949 realizzato nella Galleria del Naviglio a Milano, il grande arabesco di neon della IX Triennale di Milano (nel contesto architettonico di Luciano Baldessari), e l'ambiente realizzato a Foligno nel 1967 in «Lo spazio dell'immagine». Curata da Berbard Blistène e corredata da un poderoso catalogo comprendente diversi interventi (e fra l'altro un dossier sul ruolo fondamentale di Fontana nello Spazialismo, a cura di Giovanni Joppolo), sarà poi riproposta dal 9 febbraio al 27 marzo 1988 a Barcellona alla Caixa de Pensions, quindi ad Amsterdam allo Stedelijk, dal 29 aprile al 12 maggio, per approdare infine a Londra alla Whitechapel nel luglio-settembre.
Un grande rilancio dunque di Fontana fuori d'Italia. Del resto il Musée National d'Art Moderne parigino è uno dei musei più ricchi di sue opere: ben 12, fra sculture, buchi, pietre, gessi, olii, nature, tagli, teatrini.

Ma, a parte questo caso fortunato, come è rappresentato Fontana nei musei? Dove insomma si può studiare il suo lavoro, a prescindere dall'occasione di grandi mostre? Certamente anzitutto a Milano, ove il Cimac, a Palazzo Reale, a parte il materiale molto vasto della Fondazione ancora però in pregiudicato, possiede ventinove opere provenienti dalla Collezione Boschi, sculture, barocchi, pietre, gessi, inchiostri, tagli, fra le quali parecchie opere capitali. E a Milano ci sono poi le quattro importanti sculture degli anni Trenta conservate nella Galleria d'Arte Moderna, a Villa Reale. Segue in Italia la Galleria Civica d'Arte Moderna di Torino, con quattro opere, due sculture, una delle quali quella bellissima quanto malnota, grande, del 1952, e due tagli, e la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, di Roma, con tre opere, come la Fondazione Antonio e Carmela Calderara a Vaciago. E altrimenti una presenza di Fontana si registra in raccolte pubbliche, con un paio di opere, a Trento, in Vaticano, a Firenze (Raccolta Della Ragione), e a Macerata, e con una a Trieste, Udine, Biella, Cento, Faenza, e Parma.
Complessivamente, Milano a parte, non vi è certo una grande rappresentazione pubblica di Fontana in Italia. D'altra parte anche in Francia, se a Parigi è molto ampia appunto la presenza nel Musée National d'Art Moderne, alla quale si possono aggiungere i due tagli posseduti dal Musée d'Art Moderne de la Ville, altrove si registra soltanto un'opera a Lione.

Dove invece Fontana è ampiamente rappresentato con un'attenzione museografica veramente seria e consapevole della sua importanza storica è nella Germania Occidentale, che è infatti il paese nel quale è più agevole incontrare opere di Fontana in musei: sette a Colonia, nel Ludwig Museum, cinque a Berlino nella Nationale Galerie, e a Monaco di Baviera nelle Baye-rische Staatsgemaldesammlun-gen, quattro a Krefeld nel Kaiser-Wilhelm-Museum, e a Monchengladbach nello Stadti-sches Museum, tre a Dusseldorf nella Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, e due nel Kunstmuseum, tre a Wiippertal, nel Van der Heydt-Museum, due a Stoccarda nella Staatsgalerie. Ma non è finito: una singola opera è nelle pubbliche raccolte di Duisburg, Francoforte, Essen, Leverkusen, Kiel, Kaiser-slauten, e Bielefeld. Indubbiamente si tratta di una presenza nel complesso imponente, e che può anche spiegare perché il recente rilancio d'interesse per l'opera di Fontana sia iniziato proprio in Germania.

Ma la fortuna pubblica tedesca di Lucio non può essere disgiunta da quella che la sua opera ha in Olanda e in Danimarca. Sette sue opere sono ad Amsterdam nello Stedelijk, cinque a Otterlo, nel Rijksmuseum, due ad Eindhoven, nel Van Abbe-museum. Mentre a Humlebaeck, nel Louisiana Museum i Fontana sono cinque.

In effetti non v'è dubbio che Fontana risulti l'artista italiano meglio rappresentato fuori del nostro paese, e nei musei europei, anzitutto.

C'è da aggiungere infatti la Svizzera, con le tre opere del Kunstmuseum di Berna, e le due del Kunstmuseum di Zurigo, e l'opera che è a Ginevra nella The Woog Collection of Art. Quattro opere sono nella Tate Gallery a Londra. E per una triangolazione geografica della fortuna museale di Fontana in Europa vanno considerate le sue presenze pubbliche a Praga come a Bruxelles, come a Tarnpere, in Finlandia.

E fuori d'Europa, ecco subito gli USA, dove di Fontana la Hirshhorn Smithsonian Institution a Washington ha cinque nature, mentre il Moma a New York ha tre opere, e due altre nature sono nel Museum of Fine Arts di Boston, mentre un'opera, oltre che nel Guggen-heim Museum, a New York, la si trova nelle raccolte pubbliche di Filadelfia, Buffalo, Dallas, San Francisco e Saint-Louis. Naturalmente a Buenos Aires sono molte opere di Lucio, cinque nel Museo Nacional de Bel-las Artes, sculture degli anni Quaranta, barocchi, tagli, nature, e tre sculture degli anni Trenta stessi e dei Quaranta nella Fundación Lisdero, mentre altre opere conservano la Fundación Ledesma, la Comisión Nacional de Cultura, e il Museo Municipal de Bellas Artes. E in Argentina altri Fontana sono nelle raccolte pubbliche di Rosario di Santa Fé (dove Lucio è nato), e di Rosario.

Sono da ricordare anche le opere conservate in Venezuela, a Caracas nel Museo de Arte Contemporaneo e a Ciudad Bo-livar nel Museo de Arte Moderna J. Soto, e ancora a Melbourne, in Australia, a Montreal, in Canada, e le numerose in Giappone, nelle raccolte pubbliche di Karuizawa, Kurashiki, Nagano, Nagaoka, e Osaka.

C'è di che restare sorpresi. Ma quello di Fontana è in effetti uno dei pochi nomi di artisti italiani nel nostro secolo che abbiano veramente «sfondato» a livello mondiale. Fontana spaziale ben prima dello Spazialismo, fin dalle sue proposizioni nel 1930, e spaziale ben oltre la fortuna di quel singolare e aggregativo movimento che ha avuto in lui il precursore, il fondatore (nel 1946 a Buenos Aires, con il Manifiesto Bianco e le prime esperienze), e il più innovativo esponente.

A Lugano, nella mostra curata da Gualtiero Schonenberger e dal sottoscritto, oltre la sessantina di opere di Fontana provenienti da collezioni private italiane e svizzere, sono esposte opere di Bacci, Bergolli, Capogrossi, Crippa, De Luigi, De Toffoli, Donati, Dova, Guidi, Joppolo, Morandi, Peverelli, Scanavino, Sottsass, Tancredi e Vianello (Vinicio), pure da collezioni italiane e svizzere, per un totale di un altro centinaio di pezzi, numerosi di grande qualità e importanza.

Sono cioè documentate le personalità più consistentemente affermatesi lungo la durata storica del movimento spaziale, da situarsi esattamente fra il 1946-47 e il 1958, l'anno dell'ultimo e ottavo manifesto. Anche qui un grosso catalogo, con diversi interventi, offre una messa a punto critica di tutte le questioni inerenti il movimento nella sua dialettica interna fra posizioni diverse nello stesso ambito milanese (Fontana e Tullier per esempio, da una parte, e Joppolo dall'altra), e fra questo e quello veneziano.

È stata così anche l'occasione per una puntualizzazione definitiva della cronologia del primo manifesto della fine del 1947 (e non del maggio, come sempre detto), come di molte osservazioni e scoperte (per esempio persino l'implicazione ad un certo momento di Andrea e Pietro Cascella). Non solo Fontana, ma anche lo Spazialismo è dunque d'attualità, nel quadro del resto del rinnovato interesse che si manifesta per l'Informale, entro il quale in senso segnico e gestuale lo Spazialismo ha rappresentato un'importante esperienza liberatoria.

Enrico Crispolti, edizione online, 9 dicembre 2018


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