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Mostre

Emilio Vedova e l’amico Tiziano

Antologica all'Arnulf Rainer Museum a Baden

Emilio Vedova

«Titian schaut» (Tiziano sta guardando) è il riferimento condiviso da Emilio Vedova e Arnulf Rainer. Il loro incontro risale agli inizi degli anni ’50 nello studio di Vedova. Diversi per formazione e tecnica (Rainer usava le mani non il pennello) erano però accomunati dalla straordinaria cultura visiva della Serenissima, Tintoretto compreso. Dal 5 settembre e fino al 5 aprile gli spazi dell’Arnulf Rainer Museum a Baden, la località balneare di Vienna, ospitano un’antologica di Emilio Vedova nata per iniziativa della Fondazione a lui intitolata, presieduta da Alfredo Bianchini, e curata dal direttore Fabrizio Gazzarri.

Le 56 opere di Vedova si snodano assecondando le diverse planimetrie degli spazi. In una ha luogo, proprio come a Palazzo Reale di Milano, lo scorso dicembre, una breve sintesi cronologica della sua produzione. Al repertorio costituito dai tondi, dai plurimi e da alcuni dipinti fondamentali come «Immagine del tempo n. 1» del 1950 che segna la transizione dal Realismo all’Espressionismo, si affiancano cicli meno consueti come i «Cosiddetti Carnevali» 1977-91 e gli «Arbitri» 1977-78, collage in bianco e nero di immagini deformate, scritture e alfabeti indecifrabili, una prefigurazione dei celebri binari.

A questi si affiancano studi inediti di teschi del 1937, espressione di un forte disagio esistenziale dal quale l’artista si riprese grazie alla fecondazione dell’arte statunitense, dopo il suo viaggio nel 1975. «De America», di cui sono esposte un’opera e una cartella di disegni, segna il ritorno alla pittura in bianco e nero, con squarci di luci e prospettive inedite, a Venezia come a New York.

A conclusione il ciclo dei «Rossi» iniziati nel 1983 e volutamente circoscritti a due soli elementi cromatici: il rosso e il nero. Nel 2021 è prevista la tappa veneziana della mostra e, in sequenza, nelle due sedi della Fondazione (nel cui direttivo, en passant, Philip Rylands è stato chiamato a sostituire lo scomparso Germano Celant), una personale di Rainer e di Baselitz, a conferma, dichiara Alfredo Bianchini, di quanto Vedova rimanga sempre una presenza viva.

Lidia Panzeri, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020

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