Ecco perché (forse) Palmira non sarà distrutta

La via colonnata, larga  11 metri, dopo aver superato l’arco severiano a tre fornici si conclude al grande tempio dedicato a Baal
Edek Osser |

Roma. Dopo un anno di guerra e dopo l’esperienza di governo in molte città, con la conquista di Palmira, in Siria, il 22 maggio scorso, l’Isis ha cambiato tattica. Notizie dirette da Palmira parlano di un approccio assai più graduale (per aggiornamenti costanti, in una situazione in continuo divenire, si veda www.ilgiornaledellarte.com). Dopo gli orrendi eccidi delle prime ore, gli uomini del Califfato hanno dichiarato che si prenderanno cura della vita dei 60mila abitanti di questa città. Non vogliono oppositori. Prima di tutto hanno cominciato a distribuire il pane.
Palmira è nel deserto siriano, non c’è agricoltura e anche i beni di prima necessità devono arrivare da fuori. L’Isis porta tutto con i pick-up. Vuol dare un messaggio rassicurante, mostrare uno Stato che funziona. Sabato 23 maggio ha riaperto la strada per Raqqa, capitale del cosiddetto Califfato, in cui c’è anche il più
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