Ecco come l’arte può emancipare e liberare la società

Prestare un quadro di un museo ai privati purché invitino a casa amici e parenti: è tra i progetti vincitori del premio europeo Art Explora, fondato da Frédéric Jousset per conquistare nuovi pubblici

Frédéric Jousset © Matthieu Joffres
Luana De Micco |  | Parigi

Incoraggiare le iniziative dei musei europei per conquistare nuovi pubblici, anche i più lontani e svantaggiati, che siano bambini, anziani, giovani delle periferie, malati, detenuti o portatori di handicap: questa l’idea che veicola il premio europeo Art Explora, creato nel 2020 dalla Fondation Art Explora in collaborazione con l’Académie des Beaux-Arts. I premi della seconda edizione (tre da 50mila euro ciascuno) sono stati attributi il 16 dicembre: hanno vinto i progetti del Musée d’Ixelles a Bruxelles, della Monnaie de Paris e del Victoria & Albert Museum di Londra.

Il Musée d’Ixelles ha avuto «un’idea semplice, generosa e audace», ha spiegato Frédéric Jousset, fondatore di Art Explora: il museo propone di prestare a privati un quadro della sua collezione per un fine settimana a condizione che si invitino a casa amici, famiglia e vicini. La Monnaie de Paris sviluppa un «kit multisensoriale per gli anziani creando un legame sociale e generazionale». Il Victoria & Albert finanzia il concorso per studenti «V&A Innovate» che «mostra che i musei sono organismi vivi che stimolano coesione e creatività». Un «premio del pubblico» (di 10mila euro) è stato attribuito inoltre al Louvre-Lens per il suo progetto di «mostra partecipativa», selezionato tra i 18 musei finalisti.

Frédéric Jousset, 51 anni, imprenditore di successo, ha cofondato vent’anni fa WebHelp, azienda leader nel settore del call center, prima di mettersi al servizio dell’arte. È anche mecenate e collezionista. Nel 2019 ha fondato Art Explora, una fondazione senza collezione: «Il bilancio di questo primo anno del premio è positivo. I musei che hanno vinto la prima edizione stanno realizzando i loro progetti, ha spiegato. Il bus del Mucem di Marsiglia ha permesso a oltre 500 persone che vivono in periferia di visitare il museo. L’opera di Jan Van Huysum della National Gallery di Londra ha fatto il giro del Regno Unito. Mentre il Thyssen-Bornemisza di Madrid ha lanciato con successo il suo progetto di reinterpretare sui social alcune delle opere del museo. Dal prossimo anno intendiamo aprire il premio a tutto il mondo della cultura, teatri, opera».

Perché finanziare progetti di società per il mondo dell’arte e non missioni umanitarie?
La bellezza salverà il mondo, diceva Dostoevskij, ed è il nostro slogan. Siamo convinti che l’arte e gli artisti hanno una responsabilità nella realizzazione di un mondo più giusto e unito. Nella mia vita ho viaggiato anche in Corea del Nord o nella Germania dell’Est e ho visto con i miei occhi che il primo riflesso di ogni dittatura è mettere il bavaglio agli artisti. È una prova che l’arte ha un potere di emancipazione e di liberazione della società. Aggiungo che ogni fondazione ha la sua vocazione. Abbiamo scelto l’arte, in una dimensione sociale e non elitista, perché è la nostra passione. Se ci mettessimo a finanziare anche l’educazione, l’ambiente, la ricerca medica, questioni ugualmente essenziali, rischieremmo di non fare nulla bene.

La dimensione ambientale però è al centro del progetto di bateau-musée Artexplorer, attualmente esposto nel padiglione francese dell’Esposizione Universale di Dubai, che percorrerà l’Europa e il mondo dal 2023.
È infatti un progetto che coniuga arte e questione ambientale. Ogni attività sarà compensata in termini di Co2. È per questo che abbiamo scelto un catamarano, che si sta fabbricando tra l’altro nei cantieri dell’Italian Sea Group a La Spezia. Il primo viaggio sarà nel Mediterraneo, in Italia, e toccherà diverse città, tra cui Genova e Palermo. A ogni tappa la barca-museo si fermerà dieci giorni. Proporremo un’esperienza artistica che sarà accompagnata da un festival in città. Durante le traversate, da due a quattro settimane, la barca potrà essere trasformata in residenza per artisti impegnati su questioni di biologia e conservazione marina. Gli artisti devono essere degli agenti del cambiamento, dei «whistleblower».

Su quali altri progetti sta lavorando?
A maggio partirà il MuMo, il camion-musée realizzato con il Centre Pompidou che farà viaggiare in Francia e in Europa 25 opere del Musée national d’art moderne sul tema dell’animale. Un progetto che parte in ritardo a causa della pandemia. Nel 2023 apriremo l’Hangar Y, a Meudon, presso Parigi. Vogliamo che sia il museo di domani che mescoli più discipline, comprese danza, performance e arti digitali, e che diventi un luogo di ritrovo per tutti. E poi c’è Art Explora Academy, una piattaforma digitale gratuita dedicata all’insegnamento della Storia dell’arte sviluppata con la Sorbonne: con dieci ore di frequenza ai corsi è possibile ottenere un diploma certificato dall’università. La piattaforma è già operativa. Si sono iscritte già 20mila persone e sono stati consegnati 100 diplomi.

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