Ebrei d’Oriente, tra Marocco e Iraq

L’apertura verso le culture e religioni con cui l’Islam è venuto in contatto caratterizza la presidenza di Jack Lang all'Institut du Monde Arabe

«David Zabari che legge un libro nella sua casa di Saada (Yémen)» (febbraio 1998) di Naftali Hilger © Naftali Hilger
Elena Franzoia |  | Parigi

L’apertura verso le culture e religioni con cui l’Islam è venuto in contatto caratterizza la presidenza di Jack Lang dell’Institut du Monde Arabe, assunta nel 2013 e concretizzata in un programma espositivo che, dopo avere focalizzato Musulmani e Cristiani, dal 24 novembre al 13 marzo 2022 propone «Ebrei d’Oriente, una storia plurimillenaria».

Curata da Benjamin Stora, storico del Maghreb contemporaneo, la mostra si struttura in 7 sezioni cronologiche: Dall’antichità agli albori dell’Islam, Il tempo delle dinastie, Il tempo dei sefarditi, Il tempo dell’Europa, La vita delle comunità ebraiche all’inizio del XX secolo, Il tempo del nazionalismo, Il tempo dell’esilio.

Circa 280 opere (dai reperti archeologici ai manoscritti, dai gioielli ai tessuti, dagli oggetti liturgici alle installazioni audiovisive) ricostruiscono complessità e ricchezza di un patrimonio oggi conservato in musei e collezioni private come il Louvre, il British Museum, il Museo Archeologico di Rabat, la Gross Family Collection di Tel Aviv e la collezione Paul Dahan di Bruxelles.

«Questa mostra, prima nel suo genere, mette in luce la ricchezza di contatti delle comunità ebraiche con le differenti civiltà che hanno dominato i territori della diaspora, spiega Stora. Nostra intenzione non è “riconciliare” coloro che pensano si debba trattare solo di una storia di armonia e convivenza tra i vari mondi del monoteismo e coloro che invece la vedono unicamente come una serie di terribili conflitti. La nostra visione sta nel mezzo, evocando da un lato le differenti situazioni vissute dalle comunità ebraiche tra Marocco e Iraq, dall’altro il costante attaccamento a una fede che ha consentito di salvaguardare una unità dal tono insieme inquietante e gioioso».

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