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Mostre

Due pensieri sono meglio di uno

Svenja Deininger con Władysław Strzemiński alla Collezione Maramotti

A sinistra «Untitled» (2019) di Svenja Deininger. © L’artista, foto Markus Wörgötter: a destra, Władysław Strzemiński, «Architectural Composition 6b», 1928. © Ewa Sapka-Pawliczak & Muzeum Sztuki, Łódź

Reggio Emilia. Un lavoro pittorico raffinato, inserito in un processo creativo che non si conclude nella singola opera ma si prolunga nelle tele successive, come un flusso di energia. Cromie delicate e preziose, ricavate dall’accordo delle tinte e della luce, diversamente catturata da texture e spessori dalle variabili minime, eppure determinanti.

I quadri dell’artista austriaca Svenija Deininger (Vienna, 1974), sono realizzati con una tecnica ad alta sensibilità luministica, grazie anche a una particolare mescolanza di gesso, polvere di marmo, colla e colori a olio, che le consente di lavorare per stratificazioni ripetute su entrambi i lati della tela. Le composizioni, spinte a indagare sul piano rapporti spaziali costruiti per segmenti architettonici, appaiono al primo impatto pienamente astratte, ma, come l’artista stessa dichiara, di fatto non lo sono, perché nascono dall’osservazione di un dato reale, poi riletto e purificato attraverso la pittura.

L’impatto richiama subito certe atmosfere delle prime avanguardie, e perfetto appare l’accostamento alla poetica dell’artista Władysław Strzemiński (Minsk, 1893 - Łódź, 1952), figura chiave dell’avanguardia polacca. Ambientata nella Pattern Room della Collezione Maramotti, dall’8 marzo al 26 luglio, la mostra «Svenja Deininger. Two Thoughts» è, infatti, costruita come un dialogo aperto tra il nuovo ciclo pittorico di Deininger, appositamente concepito per l’occasione, e quattro opere degli anni Venti di Strzemiński, prestate dal Muzeum Sztuki di Łódź, che lui stesso ha fondato insieme alla scultrice Katarzyna Kobro. L’eco delle forme, la purezza dei contorni, il rigore di una progettualità dal respiro architettonico, accomunano gli artisti e sondano le possibili relazioni tra due pensieri che, a un secolo di distanza, sembrano seguire una linea affine.

Valeria Tassinari, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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