Droni, droghe e dolori

Federico Florian |  | Parigi

«Il mio lavoro si colloca nello spazio tra il momento di dolore, l’esperienza di questo dolore e l’attimo successivo in cui provo a catturare quell’esperienza guardando in faccia la cicatrice e cercando le parole per descriverla»: così l’artista e filmmaker israeliano Omer Fast, classe 1972, illustra il processo alla base dei suoi lavori.

Un’esperienza che combina afflizione e sublimazione, sofferenza e catarsi estetica, e da cui prendono forma video caratterizzati da studiatissimi intrecci narrativi; macchine immaginative audio-visuali che intrecciano magistralmente realtà e finzione, e che catapultano lo spettatore in un universo spesso onirico e surreale.

Il Jeu de Paume, fino al 24 gennaio, dedica una mostra personale (la prima in un’istituzione francese) all’artista israeliano di stanza a Berlino, vincitore del Nationalgalerie Prize for Young Art in Berlin e del Whitney Museum of American Art’s
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