Driskell padre fondatore dell’arte afroamericana

Alla Phillips Collection di Washington omaggio postumo all'artista e studioso che portò l'arte dei neri d'America sullo stesso livello di tutte le altre

«Fisherman’s Pride» (1956) di David Driskell © Estate of David C. Driskell
Viviana Bucarelli |  | Washington

Considerato «il padre fondatore dell’arte afroamericana» David Driskell (1931-2020) organizzò nel 1977 una mostra che cambiò la storia dell’arte. Mentre era professore alla Fisk University di Nashville ideò «Two Centuries of American Art: 1750-1950» per il Los Angeles County Museum of Art e che poi fu portata a Dallas, ad Atlanta e al Brooklyn Museum.

All’epoca Driskell dichiarò al «Times» di Londra che il suo scopo con quella mostra era di «mostrare prima di tutto il fatto che da oltre 200 anni i neri d’America sono parte integrante della storia di questo Paese e, quando dico parte integrante, intendo dire che sono spesso stati elementi fondamentali della struttura portante di questo Paese».

Ora, nell’anno del suo centenario, la Philips Collection di Washington dedica all’artista e studioso, scomparso nell’aprile 2020 di Covid-19, un’importante personale dal titolo «David Driskell: Icone della Natura e della Storia» che comprende oltre 50 suoi lavori tra dipinti, collage, stampe e disegni e che sarà visibile fino al 9 gennaio.

«Non soltanto ha scoperto gli artisti afroamericani che sono divenuti i più conosciuti al mondo», ha scritto la biografa Julie L. McGee nell’introduzione del volume David C. Driskell: Artist and Scholar pubblicato nel 2006, «ma soprattutto ha fatto sì che l’arte afroamericana fosse materia di studi allo stesso livello di tutte le altre. Sono pochi gli studiosi negli annali della storia di cui si possa dire che abbiano creato uno nuovo intero argomento di studi, ma il professor Driskell è uno di questi».

Oltre a essere docente e artista, fu anche collezionista di quella che è considerata la più prestigiosa raccolta di arte afroamericana. Ed era anche molto appassionato di arte europea. Ma c’è un oggetto nella sua casa cui è particolarmente legato. Una pentola, di cui sua nonna Leathy raccontava a sua madre, e con la quale la sua bisnonna era solita coprirsi la testa per pregare, quando era ancora una schiava, così che nessuno potesse sentire che pregava per la libertà.

© Riproduzione riservata «Self Portrait as Beni (“I Dream Again of Benin”)» (1974), di David Driskell © Estate of David C. Driskell
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