Donne fotografe nell’Italia nel Novecento

Lo sguardo femminile e il tema del lavoro in una mostra collettiva all’Istituto Italiano di Cultura di Londra

Alessandra Spranzi «Tornando a casa #20» 1997. Collezione Donata Pizzi Paola Agosti, «La donna e la macchina», 1978, Collezione Donata Pizzi Paola Agosti, «La donna e la macchina», 1978, Collezione Donata Pizzi Gabriella Mercadini, «Piazza San Giovanni», Roma 1976, Collezione Donata Pizzi Collettivo Donne Fotoreporter, 1978 Gabriella Mercadini, «Alla manifestazione nazionale metalmeccanici» Roma 1977. Collezione Donata Pizzi
Maria Chiara Di Trapani |  | Londra

«Through the female gaze: women and work in Italy since the 1950s» è un’esposizione collettiva presentata negli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura, aperta fino al 23 dicembre, che racconta in oltre 100 immagini e due proiezioni site specific come le donne fotografe si siano confrontate con il tema del lavoro nell’Italia contemporanea. La mostra si compone di immagini selezionate dagli archivi personali di 14 autrici e due collettivi, opere della Collezione Donata Pizzi, una selezione di stampe vintages dall”Archivio Udi (Unione delle Donne Italiane) di Bologna e copertine della rivista «Noi Donne».

Paola Agosti, Marcella Campagnano, Lisetta Carmi, Liliana Barchiesi, Letizia Battaglia, Cristina Omenetto, Collettivo Donne Fotoreporter, Nicole Gravier, il Gruppo del Mercoledì, Allegra Martin, Gabriella Mercadini, Michela Palermo, Alessandra Spranzi, Francesca Volpi: una costellazione di donne di diverse generazioni accomunate dall’uso del mezzo fotografico come strumento di emancipazione personale e di indagine politica. Ciascuna occupa un ruolo pionieristico in ogni ambito della fotografia italiana dalla sperimentazione artistica al fotogiornalismo alla documentazione sociale.

Il tema del lavoro viene declinato in un arco cronologico compreso tra la seconda metà degli anni Quaranta ai giorni nostri. Due i nuclei principali esposti: la fotografia documentaria e la sperimentazione artistica intesa come «ricerca del sé tra identità femminile e ruoli sociali». Le immagini scorrono in sequenza come un lungometraggio, essenzialmente in bianco e nero, il cui punctum è un reciproco guardarsi con rispetto ed empatia, un gioco di specchi riflessi in cui si annulla la differenza tra chi punta l’obiettivo e il soggetto ritratto. La maggiore portabilità dell’attrezzatura fotografica, più leggera e maneggevole nel periodo esaminato, rende più facile per le fotografe documentare la vita fuori dagli studi fotografici.

L’esposizione si apre con immagini che descrivono un mondo rurale prossimo a scompariredal Nord al Sud Italia; nei reportage di Lori Sammartino appaiono donne spesso impegnate in lavori pesanti, così come nelle serie etnografiche «Immagini dal mondo dei vinti» e «La donna e la Macchina» (1983) di Paola Agosti. In Sicilia Letizia Battaglia, la prima donna a dirigere il team fotografico del quotidiano «L'Ora», documenta il lavoro di donne e bambini ritraendo ragazzine impegnate tra pile di piatti nelle cucine dei ristoranti o assorte in pose più serene mentre ricamano all’aria aperta.

Lisetta Carmi ci racconta gli operai del porto di Genova o nei sugherifici in Sardegna. La pellicola di Gabriella Mercadini ci mostra scioperi, cortei e manifestazioni soffermandosi sui i temi dell’emancipazione femminile negli anni ’70. Il lavoro fotografico si distingue per l’inquadratura verticale e per la grafia in corsivo apposta nel bordo bianco della stampa di piccolo formato per trasmettere rapidamente didascalie e contenuti degli eventi rappresentati.

La ricerca del sé tra identità femminile e ruoli sociali è al centro della sperimentazione artistica di molte artiste a partire dagli anni ’70. Nicole Gravier, Alessandra Spranzi, Liliana Barchiesi sono autrici che hanno messo in discussione miti e cliché di genere realizzando serie fotografiche che si distinguono per lo stile ironico e irriverente. Nella serie «Ruoli» di Marcella Campagnano travestimento, trucco e camouflage sono gli strumenti di un consapevole gioco collettivo per svelarsi e liberarsi da pregiudizi e stereotipi in un’atmosfera sospesa tra happening e ritratto in studio. La prima foto di ognuno dei «ruoli» ritrae la donna negli abiti con cui arriva in studio mentre nelle immagini successive interpreta il «gioco di svelarsi al mondo»: prostituta, suora, intellettuale, moglie devota, novella sposa ecc.

A questi ritratti  fanno eco i tableaux vivant realizzati dal Collettivo Donne Fotoreporter (Giovanna Calvenzi, Liliana Barchiesi, Kitty Bolognesi, Marzia Malli, Laura Rizzi, Livia Sismondi, Chiara Visconti) in cui professioniste e amiche animano fotografie che invitano a una riflessione sulla condizione femminile nel contesto della professione fotografica, ribaltando stereotipi e punti di vista abituali.

Il percorso prosegue documentando il lavoro migrante in Italia indagato in bianco e nero da Cristina Omenetto negli anni ’90; più recente il reportage autoriale, stampato su una carta rosa dai toni evanescenti, di Michela Palermo sulla seconda generazione di migranti in Italia, nata e cresciuta in uno dei paesi più poveri della Campania, Castel Volturno.
Con un elegante linguaggio a colori, si presenta «Welfare» di Allegra Martin: momenti di vita quotidiana all’interno degli spazi ricreativi dove si incontrano e si riuniscono le donne che hanno raggiunto l’età della pensione. Conclude il percorso espositivo «Covid 2020», opera di Francesca Volpi, la fotorepoter che ha mostrato al mondo i primi tragici momenti dell’emergenza a Bergamo nel 2020. Un lavoro delicato e potente che lascia intravedere l’impegno del personale medico e il rispetto e la dedizione della fotografa.
La mostra, a cura di Maria Chiara Di Trapani con il coordinamento degli storici Ilaria Favretto (Kingston University) e Nico Pizzolato (Middlesex University), è sponsorizzata da Kingston University, Association of Modern Italian Studies, Middlesex University e Istituto Italiano di Cultura (Londra ed Edimburgo).

© Riproduzione riservata Paola Agosti, «La donna e la Macchina», 1978, Collezione Donata Pizzi Collettivo Donne Fotoreporter, 1978
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