Dominano sempre più le logiche speculative

In un nuovo libro l’economista Andrès Solimano analizza le peculiarità «estreme» del mercato dell’arte

«Tower of Power» (1985) di Chris Burden. Cortesia dell’artista e Gagosian Gallery
Elena Correggia |

Dal Rinascimento fino agli sviluppi contemporanei della finanza globale, le vicende del mercato dell’arte sono sempre state strettamente connesse alle sorti del capitalismo. È da questo assunto che parte Andrés Solimano, economista di fama internazionale, nel suo ultimo libro The Evolution of Contemporary Arts Market: Aesthetics, Money and Turbulence edito da Taylor & Francis Ltd, in cui analizza le peculiarità di questo mercato, dal XV secolo ad oggi, e del peso giocato nella sua evoluzione da fattori quali la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, le trasformazioni sociali, le crisi economiche.

La documentata riflessione mette a confronto l’andamento dei prezzi dell’arte a quelli dell’oro e dei principali indici finanziari, soprattutto in rapporto alle principali crisi economiche dell’ultimo secolo, evidenziando parallelismi e divergenze. Il volume ha poi il pregio di presentare in forma assai sintetica, talvolta quasi schematica, le tendenze di un settore che, anche alla luce dei recenti risultati d’asta internazionali, appare sempre meno legato alle dinamiche del collezionismo tradizionale, come si è formato nei secoli passati, e invece sempre più a logiche di speculazione finanziaria.

In questa direzione possono leggersi fenomeni come il collage digitale di Beeple «Everydays: the first 5000 days», battuto da Christie’s New York lo scorso 11 marzo per poco meno di 70 milioni di dollari. Un lavoro la cui innovatività risiede nel fatto di essere la prima opera Nft aggiudicata da una casa d’aste, con la blockchain quindi ad assicurarne l’autenticità, oltre a essere stata pagata in criptovaluta. Si potrebbe trattare di un vantaggio, a fronte dei costi e dei rischi connessi all’autenticazione di opere d’arte tradizionali spesso discusse, come avvenuto nel celebre caso del (leonardesco?) «Salvator Mundi», venduto ancora da Christie’s nel 2017 per lo stupefacente importo di 450 milioni di dollari.

Questo e altri interrogativi si pone la trattazione di Solimano che prende avvio proprio dalla constatazione di come l’evoluzione negli ultimi decenni del capitalismo globale, anche attraverso l’accelerata prodotta dal boom cinese, abbia definito una ristretta e potente élite finanziaria abituata a investire nei più disparati asset, con la pretesa di rapidi ritorni. L’ingresso di questa potente classe di investitori nel mondo dell’arte ha prodotto da un lato l’allontanamento di un cospicuo numero di collezionisti, privati e istituzionali, anche assai preparati ma non più in grado di sostenere i costi di acquisto lievitati per alcuni autori a cifre impensabili fino a pochi anni fa, dall’altro la crescente influenza da parte dei suoi rappresentanti sulle politiche di musei e organizzazioni culturali attraverso le nomine nei consigli di amministrazione degli stessi.

Nell’odierno panorama internazionale, dominato da Stati Uniti, Cina e Regno Unito dove si concentra l’80% delle vendite globali di arte, è il puro aspetto di mercato ad aver preso il sopravvento sul sistema mediante il riversarsi in esso di somme colossali portate in dote dalla finanza privata. E ha finito per produrre un’offerta da parte di un piccolo numero di grandi case d’asta, gallerie e fiere internazionali orientata quasi esclusivamente a tali potenziali investitori di primo livello.

Il tutto a discapito delle realtà medio-piccole, che pur rappresentano quasi l’80% dei posti di lavoro del settore  ma solo il 35% delle vendite globali. Solimano non si limita a constatare il fenomeno, ma offre sul finale anche spunti interessanti per mettere in campo politiche pubbliche che limitino l’eccessiva influenza del denaro sull’arte e sulla sua accessibilità: dall’incremento dei finanziamenti pubblici ai musei al sostegno agli artisti fino a nuove politiche fiscali, non mancano le proposte lanciate a Governi nazionali e internazionali.

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