documenta sarà lumbung, parola di majelis

Il collettivo indonesiano Ruangrupa ha deciso che la XV edizione della rassegna di Kassel quinquennale sarà comunitaria, sostenibile e solidale, basata su 11 comunità e 53 artisti. Un glossario multilingue sostituisce la terminologia tecnica e si potrà comprare un «biglietto sospeso»

Una foto del 2019 del collettivo di curatori Ruangrupa © Jin Panji
Micaela Deiana |  | Kassel

Saranno i Ruangrupa a guidarci nei viali di Kassel e accoglierci in una documenta che si prospetta una dolce babele. Il collettivo di artisti con base nel sud di Giacarta, uniti in un’organizzazione non profit che promuove la ricerca artistica interdisciplinare in dialogo con le scienze politico-sociali, i media e la tecnologia, opera dal 2000 per aprire riflessioni critiche e nuove prospettive sulle problematiche del vivere urbano in Indonesia.

Hanno deciso di costruire le fondamenta di questa quindicesima edizione sui valori che il termine indonesiano «lumbung» (letteralmente «granaio di riso») porta con sé. Lumbung è un modello artistico ed economico che risponde ai principi di collettività, condivisione equa delle risorse della comunità, sostenibilità umana prima ancora che ambientale. L’approccio è interdisciplinare, lo sviluppo è lento e organico perché segue il ritmo spontaneo della vita sociale, e tutti i protagonisti del processo creativo condividono un dichiarato universo valoriale: radicamento, umorismo, generosità, libertà, trasparenza, autonomia e rigenerazione.

Dopo la nomina a curatori dell’edizione 2022, il Ruangrupa si è ulteriormente allargato, costruendo un rizoma di quindici collettivi provenienti da varie parti del mondo. Dalle Americhe all’Australia abbiamo: l’Instituto de Artivismo Hannah Arendt (Cuba), Más Arte Más Acción (Colombia), Fondation Festival sur le Niger (Mali), Project Art Works (UK), INLAND (Madrid), Trampoline House (Copenaghen), ZK/U-Center for Art and Urbanistics (Berlino), OFF-Biennale Budapest, The Question of Funding (Palestina), Wajukuu Art Project (Kenya), Britto Arts Trust (Bangladesh), Gudskul (Jakarta), Jatiwangi art Factory (Indonesia), FAFSWAG (Aotearoa, il nome maori per indicare la Nuova Zelanda).
Jatiwangi art Factory, rampak genteng, Keramik-Musik-Festival, Jatiwangi Square. Foto JaF Documentation Team
Ogni gruppo è chiamato a raccontare il proprio approccio e portare i propri semi al granaio. Anche il lavoro degli artisti invitati alla manifestazione è organizzato per gruppi di comunità, i «majelis», che sono diventati luoghi di scambio e sviluppo di pensiero ben prima dell’inaugurazione della kermesse. Undici comunità per un totale di 53 nomi tra artisti singoli e collettivi (fra coloro che con più frequenza hanno esposto in istituzioni europee Jimmie Durham e Dan Perjovschi), tutti accompagnati dal fuso orario di riferimento e non dalla città di attività.

L’attesa lista di partecipanti lo scorso ottobre è stata annunciata su «Asphalt», giornale venduto nelle edicole tedesche, il cui ricavato è finalizzato al supporto degli indigenti senza fissa dimora. Un’azione paradigmatica nei suoi intenti di solidarietà territoriale, replicata anche all’iniziativa del «biglietto sospeso»: per la prima volta i visitatori potranno acquistare un ticket in più e metterlo a disposizione di chi non ne può coprire autonomamente il costo (27 euro quello del giornaliero a prezzo pieno, Ndr).

Ma veniamo alle sedi in cui potremo scoprire i lavori dei majelis: oltre alle classiche venue del centro città (Fridericianum, documenta Halle, il Museo di storia naturale Ottoneum, il Museo dei fratelli Grimm, il Museo della cultura sepolcrale), ci si spinge per la prima volta nell’area industriale est di Bettenhausen, nei colossali spazi industriali della società Hübner e nella piscina in stile Bauhaus Hallenbad Ost.

Lumbung e majelis non saranno le uniche parole che impareremo in questa documenta. I curatori hanno redatto un glossario multilingue che sostituisce la terminologia tecnica delle mostre con parole provenienti da altri contesti di vita, oltre che geografici. Così il quartiere generale è il ruruhaus, neologismo nato dalla crasi fra l’indonesiano «spazio» e la tedesca «casa», il public program è Meydan (turco-arabo), l’incontrarsi è nongkrong (indonesiano) e Sobat, l’amico con cui condividere l’esperienza, è il mediatore culturale. La lingua plasma il pensiero, i Ruangrupa ce lo ricordano a ogni passo. Non resta che scoprire come Kassel, dal 18 giugno al 25 settembre, saprà racchiudere un intero planisfero in una città del centro Germania.

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