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Archeologia

Dioniso morbido 
e femmineo

È il volto della straordinaria testa ritrovata nello scavo di via Alessandrina

La testa di Dioniso, databile tra I e II secolo d.C., rinvenuta nello scavo di via Alessandria

Roma. «Questa mattina i nostri archeologi impegnati nello scavo di via Alessandrina, si leggeva in un post del 24 maggio sulla pagina Facebook della Sovrintendenza capitolina, hanno ritrovato una testa di statua in marmo bianco di età imperiale, di dimensioni di poco maggiori del vero e in ottime condizioni di conservazione. Per le sue caratteristiche iconografiche potrebbe rappresentare una divinità».

A dicembre scorso, dopo ben due stop-and-go, sono ripartiti i lavori di demolizione che porteranno ad abbattere i primi trenta metri della strada (l’unica antica, risparmiata da Mussolini, di un intero quartiere storico sventrato per aprire via dell’Impero, oggi via dei Fori Imperiali, inaugurata nel 1932), ricucendo i due settori del Foro di Traiano oggi divisi, lavori finanziati dal milione di euro elargito dal Ministero della Cultura dello Stato dell’Azerbaigian quando ancora era sindaco Ignazio Marino.

Gli archeologi della Sovrintendenza, concessionari per conto del Parco archeologico del Colosseo delle ricerche e indagini sulla via Alessandrina, erano alle prese con un muro tardomedievale quando è spuntata, di nuca, la splendida testa marmorea, reimpiegata come di consueto in quei secoli come materiale edilizio.

Appartenente a una statua di Dioniso di dimensioni poco maggiori del vero, in una posa leggermente inclinata, mostra un volto dall’incarnato morbido, quasi femmineo, la bocca semiaperta, la chioma ondulata legata da una benda su cui si notano un’infiorescenza e una foglia di edera, pianta legata all’iconografia del dio. «L’elemento interessante, spiega Claudio Parisi Presicce, è che ha gli occhi cavi, quindi è l’opera di un maestro che seguiva ancora la vecchia tradizione greca, non quella delle botteghe di epoca romana che erano solite dipingere gli occhi pieni, lavorati nel marmo. Con tutta evidenza si tratta di un pezzo di una bottega importante, databile al I o agli inizi del II secolo d.C.».

Non si è voluto pulire la testa dalle incrostazioni di terra già nello scavo per paura di eliminare possibili tracce di colore, così come non è escluso che le cavità oculari conservino frammenti di pasta vitrea. Il contesto è sconosciuto ma è difficile supporre una provenienza lontana: si tratta verosimilmente di un elemento dell’arredo dei Fori imperiali, probabilmente del Foro di Traiano, quindi la sua collocazione più ovvia, assicura Presicce, sarà il Museo dei Fori Imperiali, dove si trovano le altre sculture e parti decorative del Foro di Traiano. Il restauro è iniziato l’11 maggio.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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