Diario da Artissima | Giorno 3

I 155 espositori, per il 56% stranieri, stanno registrando numerose vendite nella fascia più bassa di prezzo. Le opere più costose richiedono un tempo di elaborazione e i collezionisti ricorrono alla prenotazione

Lo stand della galleria P420 ad Artissima 2021. Foto di S.Pellion di Persano
Jenny Dogliani |  | Torino

Collezionisti con la voglia di stupirsi di fronte alla complessità. Una diffusa predisposizione all’acquisto accompagnata, però, da un necessario tempo di elaborazione, caratteristica ricorrente di Artissima, ma più in generale delle fiere italiane (e non solo di quelle italiane ultimamente). Artissima è una fiera di scoperta: la scoperta richiede pazienza e dedizione. Non è né il luogo né il tempo del lo vedo, lo voglio, lo compro, il che non è necessariamente un male, anzi. Il mercato si muove nei primi giorni con numerosi acquisti e prenotazioni, soprattutto nelle fascia di prezzo più bassa, quella fino a qualche decina di migliaia di euro. Merito delle centinaia di collezionisti, da quelli più giovani a quelli più «importanti», italiani e internazionali, soprattutto europei, che hanno risposto all’invito di Ilaria Bonacossa e dei 155 galleristi partecipanti, stranieri al 56%, un dato da ricordare in un momento in cui non è così semplice viaggiare e i contagi in Europa tornano a crescere.

«Le persone vengono numerose, con la volontà di guardare l’opera e l’artista per quello che sono, con purezza e disincanto, senza troppe sovrastrutture e alchimie mentali, senza voler essere legati a qualcosa di certo e di sicuro», spiega Lorenzo Poggiali della Galleria Poggiali (Firenze, Milano, Pietrasanta), tra opere di Claudio Parmiggiani e Kennedy Yanko con prezzi da 5mila a 110mila euro e buone impressioni di vendita.
Si respira il «desiderio di ricominciare dei galleristi, ma anche dei collezionisti», aggiunge la direttrice Elisabetta Di Grazia nello stand monografico di Tucci Russo (Torre Pellice, Torino). È dedicato a Richard Long (tra i massimi esponenti della Land art), con opere dagli anni Novanta a oggi proposte da 25mila a oltre 200mila euro e vendite «cominciate bene, anche se non in tutte le fasce di prezzo». Uno stand di livello museale tra i meglio riusciti della fiera, che offre al pubblico «un panorama ampio delle tecniche e della ricerca dell’artista, le cui opere nascono dalla relazione individuale con il paesaggio. Ci sono le sculture a terra, che organizza nell’ambiente o negli spazi chiusi. I lavori con il fango, che realizza su parete o tavole di legno. I text works, che raccontano i suoi percorsi e le sue azioni nel territorio». Una piccola mostra basata sulla presenza fisica del visitatore nello spazio, richiede concentrazione e resta nella memoria, è lontana anni luce dalla filosofia della viewing room.

Invito alla meditazione anche lo stand della londinese galleria Rosenfeld. «Sto vedendo diversi collezionisti stranieri, soprattutto svizzeri, e anche da Istanbul. E già questo è positivo. Non è come in America, dove la gente compra tutto, qui prendono tempo, guardano e poi magari tornano; la risposta al nostro stand è molto positiva», dice il direttore Ian Rosenfield. Tra le proposte (da 3.800 a 60mila euro) riscuotono interesse i dipinti del giovane spagnolo José Castiella, le sculture astratte di Keita Miyazaki, realizzate in Giappone con materiali di scarto provenienti dalle industrie distrutte dallo tsunami del 2011 e assemblati insieme a origami di carta, «un nuovo linguaggio che sullo schermo aveva poco appeal», come la lastra di vetro ispirata ai monoliti di Stone Age del duo di scultori inglesi Shuster+Moseley, realizzata nel 2020 e collocata nel deserto per rifletterne la luce, «l’arte, conclude il gallerista,  deve produrre un effetto fisico sulle persone,  non è un calcolo online».

Procedono le vendite anche nello stand di Z2O Sara Zanin (Roma), dove la collaboratrice della galleria, Angelica Gatto, sente la fiera «più vitale di Miart, che ha fatto da apripista. Qui sta funzionando tutto in maniera molto più fluida, con presenza di collezionisti dall’estero che a Miart, forse per la vicinanza con Art Basel, sono un po’ mancatiMi ha impressionato molto positivamente, infatti, la presenza di alcuni buoni collezionisti stranieri. Le vendite promettono bene». Nello stand sei emulsioni fotografiche su carta acida e acquerello di Beatrice Pediconi, con Mariella Bettineschi ed Evgeny Antufiev. Le loro opere, realizzate con media molto diversi, hanno in comune una marcata tensione formale data dall’uso ricorrente della linea (prezzi da 2.700 a 25mila euro).

Soddisfatto anche Alessandro Pasotti della P420 (Bologna): «Stiamo rivedendo molti collezionisti che già conosciamo, ma anche volti per noi nuovi; le vendite stanno andando bene nella fascia da 5mila a 35mila euro; c’è grande entusiasmo, volontà di tornare a vedere i lavori dal vivo e spesso di comprarli, grazie anche alla possibilità di poter di nuovo proporre diversi medium, dalla fotografia alla scultura, video, pittura e azione». Nello stand ci sono artisti di diverse generazioni con una scelta molto differenziata. Riscuotono successo le nuove proposte come l’artista cinese Shafei Xia (con dipinti figurativi e ceramiche) e Francis Offman (con dipinti astratti), entrambi diplomati all’Accademia di Belle Arti a Bologna, città in cui risiedono. C’è interesse per il pittore inglese Merlin James e per Piero Manai (1951-88), artista storico di origini bolognesi morto a soli 37 anni, «che propone una pittura figurativa estremamente contemporanea». Successo e interesse anche per la spagnola June Crespo, che ha prossimamente in programma una grande mostra al Guggenheim di Bilbao, e per il video di un’azione di Marie Cool Fabio Balducci.

Che dire, se è la prima impressione quella che conta, allora tutto sembra procedere secondo le più rosee aspettative, che sono state sapientemente calibrate sulla ricerca della qualità e bilanciate sulla contingenza.


Speciale Artissima 2021

© Riproduzione riservata Lo stand della Galleria Poggiali ad Artissima 2021 Lo stand monografico dedicato a Richard Long della galleria Tucci Russo ad Artissima 2021. Foto di Irene Fanizza
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