Diario da Artissima | Giorno 2

La sezione «New Entries 2021» della fiera torinese è declinata soprattutto al femminile

Irina Lotarevich, «Overtime», 2021
Carlotta de Volpi |  | Torino

Negli stand delle New Entries sono numerose le opere tessili di artiste donne.

La galleria parigina 31 project presenta il lavoro di Georgina Maxim, che vive e lavora a Harare, nello Zimbabwe. L’artista si serve delle tecniche di ricamo, cucito e tessitura al fine di destrutturare, tagliare e riassemblare vestiti di seconda mano, attingendo spesso dal suo stesso guardaroba. Attraverso questa operazione, Maxim crea opere singolari che sfuggono a qualsiasi definizione; lei stessa descrive il suo lavoro come un atto di memoria e una trascrizione dell’istante. Gli abiti trasformati in opere richiamano a un insieme di ricordi, di momenti vissuti e storie (dai mille ai 9mila euro, grande interesse).

INJA/gallery (Tehran) propone alcuni «capolavori stracciati» di Negar Farajiani. L’artista iraniana riproduce lo stato di deterioramento e trasformazione che i reperti del patrimonio storico attraversano costantemente. Per farlo si serve di seta antica e di riproduzioni di manoscritti persiani e celebri miniature, che stampa digitalmente su pezzi di stoffa dalla trama a brandelli (6mila euro l’uno).

La galleria eastcontemporary (Milano) porta invece l’imponente «It could be us» (venduto a 10mila euro), uno dei bassorilievi «soffici» di Eliška Konečna. Il lavoro dell’artista ceca nasce dal desiderio di mostrare l’intangibile realtà astratta, che lei interpreta in dimensione materiale. Al centro della sua ricerca l’intaglio del legno e il ricamo, tecniche a lungo accantonate in quanto appartenenti alla tradizione artistica artigianale e decorativa.

Non mancano poi opere realizzate con materiali di recupero, come quelle di Irina Lotarevich proposte da Sophie Tappeiner (Vienna). I lavori presenti in fiera appartengono alla serie «Overtime», in cui due lastre di vetro tenute insieme da una cornice di acciaio racchiudono scaglie di ottone e bronzo recuperate nel laboratorio di lavorazione dei metalli in cui l’artista lavora. Servendosi di questi residui e trasformandoli in arte, Lotarevich dà valore agli scarti ritenuti privi di valore culturale, generando nuove potenziali narrative. Venduto a 2.800 euro «Overtime - Single Slide I», del 2021.

Da Britta Rettberg (Monco di Baviera) troviamo il lavoro di Patrick Ostrowsky, che esplora l’interazione tra la dimensione urbana e quella naturale. Le sue sculture sono composte da oggetti e frammenti trovati sul luogo dove vengono originate, riflettendone la storia e l’anima. Realizzate con cemento, intonaco, acciaio, resina, vernice spray e pigmenti, offrono un’analisi sperimentale di situazioni abitative esistenti e un reazione alla staticità dell’ambiente costruito (sui 4mila euro l’una).

Infine Oh Gallery di Dakar presenta il lavoro di Patrick-Joël Tatcheda Yonkeu. «Innere Uhr» è un’enorme ruota di legno le cui superfici rappresentano due narrazioni opposte e complementari: da un lato i toni del blu evocano una dimensione celeste e gli oceani primordiali, dall’altro le tonalità marroni che ricordano la terra, la fertilità del suolo, la flora e la fauna, richiamano all’equilibrio e alla ciclicità delle quattro stagioni e dell’ecosistema (100mila euro).

Speciale Artissima 2021

© Riproduzione riservata Negar Farajiani, «Untitled» dalla serie «Tattered Masterpieces», 2021 Patrick-Joël Tatcheda Yonkeu, «Innere Uhr», 2018  Eliška Konečna, «It could be us», 2021 Patrick Ostrowsky, «aufpasserin», 2021
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