Diario da Artissima | Giorno 1

L’arte contemporanea da digitale torna tangibile e si riconcilia con il passato: negli stand della fiera, aperta oggi in anteprima su invito nell’Oval del Lingotto di Torino, dipinti (alla faccia di chi aveva dichiarato morta la pittura), sculture, installazioni, fotografie, disegni, qualche video, led e neon

Eva Beresin, «Thick Air», 2019. Foto: Jenny Dogliani
Jenny Dogliani |  | Torino

Più spazio, più tempo. I corridoi larghi, l’afflusso contingentato e il minor numero di gallerie, 155 contro la media di 200 degli ultimi anni, fanno dell’Oval uno spazio ordinato ed equilibrato, che ben si presta anche alla contemplazione delle opere. Il ritorno degli stand in presenza, grazie alla specifica identità della fiera, non ha conferito alla scelta delle opere un look digital, come ci si sarebbe potuto aspettare dopo tanto online. Ci sono dipinti, sculture, installazioni, fotografie, disegni, qualche video, led e neon, di grandi e piccole dimensioni, senza la predominanza del formato verticale, che tanto bene ha funzionato negli schermi dei nostri device.

Sembra emergere però una tendenza: un certo ritorno al passato, o meglio una riconciliazione con il passato. Quasi due anni di stop, con alcuni mesi in cui il mondo si è fermato davvero, sembrano aver dato ad artisti e gallerie il tempo di sedimentazione necessario per fare il punto sulla propria ricerca. La pittura la fa ancora da padrona, sicuramente per la quantità di proposte, alla faccia di chi la voleva lingua morta, e con un buon equilibrio tra astratto e figurativo, rapporto che nelle ultime edizioni si era un po’ sbilanciato a vantaggio del figurativo. La fascia dei prezzi resta quella media, da poche migliaia a qualche centinaia di migliaia di euro. Per quanto riguarda le vendite, vedremo nei prossimi giorni.

Sembra dunque essere stato necessario assimilare il passato per andare oltre, senza rinnegarlo, senza imitarlo, senza omaggiarlo. Succede nello stand di Franco Noero (Torino), con le opere di Gabriel Kuri e Lara Favaretto, che traslano i Concetti spaziali, le sculture in ceramica e i Teatrini di Fontana in un mondo che non ha più bisogno di interrogarsi sulla natura dell’arte e dello spazio, ma che «semplicemente» indaga le molteplici possibilità estetiche e poetiche della forma, della pittura e della scultura (prezzi fino a 40mila euro).

Da Lia Rumma (Milano, Napoli) c’è una tavola fondo oro di Gian Maria Tosatti (18mila euro), artista romano, classe 1980, che da solo rappresenterà l’Italia alla prossima Biennale di Venezia. Dalla tavola in legno, in cui si intravedono alcune lacerazioni non ricoperte con la foglia oro 24 carati, emerge un piccolo braccio in marmo finemente scolpito. È la nostra storia dell’arte, la nostra spiritualità, la sintesi tra il passato e il presente, il monocromo e la figurazione classica, la materia caduca del legno e la dimensione eterna e spirituale dell’oro e del marmo.

Una sorta di horror vacui pervade invece i dipinti di Eva Beresin da Charim Dorotheergasse (Vienna), quello più grande, 2x3 metri (30mila euro), è popolato di nudi dalle sembianze fauve, vasi di fiori naïf, nature morte, figure espressioniste, marcati contorni neri, colature di colore ed elementi di Street art, come una maschera antigas della 3M. Da Mazzoleni (Torino, Londra) ci sono i cretti in cemento di Davide Reimondo (16mila euro): tavole di 1x1 metro in cui l’artista  rompe, spacca la materia per poi valorizzare le rotture con un fondo oro.

Ci sono i dipinti di Nohemí Pérez da Mor Charpentier (Parigi); sono di diverse dimensioni (da 7.500 euro a 11mila euro), risentono dell’influenza di Turner e della pittura di paesaggio del Romanticismo, ma alla contemplazione della natura sostituiscono la tensione, lo spaesamento e la solitudine di tre piccole figure al cospetto di un cielo caldo e materico. E poi c’è Igor Grubic da Laveronica (Ragusa), che stringe le braccia alla celebre scultura di Boccioni «Forme uniche nella continuità dello spazio» (quella sui 20 centesimi), per mettergli in mano una bandiera rossa, conferendo una dimensione politica e socialista a un’opera nata dichiaratamente apolitica; e, ancora, He Wei, che nei suoi imponenti dipinti a olio, omaggio a Kandinskij, fa implodere le geometrie sotto il peso e la consistenza della materia pittorica.

Tutto ciò al cospetto degli artisti storici, numi tutelari che senza rubare la scena dialogano, qua e là, con le nuove frontiere della ricerca, dall’approccio analitico della pittura di Mario Nigro (Dep Art, Milano) all’astrattismo di Piero Dorazio, con un’opera del 1983 a 160mila euro e una del 1966 a 225mila euro (Tornabuoni, Firenze), a Melotti (Repetto, Londra), alle opere recenti di esponenti dell’Arte povera e della Transavanguardia come Mimmo Paladino (Mazzoli, Modena, Berlino) e Gilberto Zorio (Lia Rumma, Milano, Napoli).

Speciale Artissima 2021

© Riproduzione riservata Lo stand di Primo Marella. Foto: Jenny Dogliani Nohemí Pérez, «Bajo el cielo protector», 2020. Foto: Jenny Dogliani Lo stand di Franco Noero. Foto: Jenny Dogliani La tavola fondo oro di Gian Maria Tosatti da Lia Rumma. Foto: Jenny Dogliani L'opera di Igor Grubic da La Veronica. Foto: Jenny Dogliani
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