Dentro la fantasticheria di «Animal Instinct/Instinct Animal», dove gli animali fanno da protagonisti

Al MBAL di Le Locle, una collettiva multidisciplinare per ribaltare la nostra prospettiva del regno animale e delle creature che ne fanno parte

Still dal film «Animal Antics» (2021) di Patrick Goddard © Patrick Goddard. Cortesia dell’artista e MBAL, Le Locle
Gilda Bruno |  | Le Locle

Al secondo piano del Musée des Beaux-Arts (MBAL) di Le Locle, in Svizzera, un gabinetto delle curiosità emerge dalle «viscere» di una struttura ispirata a un uccello blu, scolpito da Irene Grundel in cera, legno e gesso nel 1991. Tra i tanti artefatti contenuti al suo interno, anche balene in miniatura realizzate dagli Inuit con l’osso dello stesso animale. Ma è l’esemplare piumato forgiato dall’artista svizzera che ha spianato la strada per il viaggio bizzarro e affascinante che è la collettiva «Animal Instinct/Instinct Animal», in visione fino al 25 febbraio 2024.

«È come se quella scultura mi avesse spronato a dare vita a qualcosa di surreale», racconta Federica Chiocchetti, direttrice del museo, la quale dopo essersi immersa a capofitto nella sua collezione in cerca di arte a tema animale, ha firmato la curatela dell’esposizione. Traendo spunto dal «Libro degli Esseri Immaginari» (1957) di Jorge Louis Borges, Chiocchetti ha sviluppato un’installazione che rivitalizza le opere del MBAL giustapponendole a quelle del MUZOO di La Chaux-de-Fonds e al lavoro di numerosi artisti contemporanei. «Il MUZOO è un parco zoologico dove si assiste a un rispetto incondizionato verso gli animali», spiega Chiocchetti. «Grazie a questa collaborazione, non abbiamo solo esposto pezzi della collezione di loro proprietà, ma anche un’intera serie inedita dedicata ad animali artisti».

Fresca della lettura di «Wild Art» di Joachim Pissarro (2013), una raccolta di opere che scardina gli schemi dell’arte tradizionale proponendo, tra le altre cose, un capitolo incentrato sulle creazioni prodotte da animali, la direttrice ha dato spazio all’inventiva di questi ultimi in un laboratorio prodotto col supporto dei guardiani dello stesso MUZOO. Dopo aver fornito alla struttura il materiale artistico per far sì che i suoi ospiti potessero esprimersi liberamente, Chiocchetti ha raccolto le loro opere in una delle stanze dell’esposizione, rifinendone la presentazione «come avrei fatto se fossero state di matrice umana: incorniciandole ed evidenziandone il valore». Tra queste spicca «quella creata da un cinghiale che si è mangiato una tela e un pennello, racconta, un pezzo che non ha nulla a che invidiare a un’opera di arte povera italiana».

«Animal Instinct / Instinct Animal» adempie una duplice funzione: da un lato ricercare lavori ispirati al mondo animale o direttamente modellati da esso ha concesso alla curatrice di avvicinarsi a una realtà che (essendo cresciuta in città) non ha mai coltivato e che, per questo, la spaventa; dall’altro, la mostra riflette sull’impatto negativo che l’antropizzazione del territorio sta avendo sulla biodiversità e la sopravvivenza di diverse specie. Traendo spunto da fatti di cronaca (quali la scomparsa del runner trentino Andrea Papi, morto per via dell’attacco di un orso; l’ingiusta uccisione dell’orsa Amarena, soppressa da Andrea Leombruni con un colpo di fucile, e i numerosi episodi che hanno visto cinghiali e lupi riprendere possesso di centri abitati durante la pandemia di COVID-19), in questa collettiva, Chiocchetti esplora le dinamiche impari della relazione tra uomo e animale.
«Bee with a transponder» (2023), un’opera del collettivo APIAN (Aladin Borioli, Ellen Lapper). Cortesia degli artisti
Ne è l’esempio l’installazione presentata dal collettivo APIAN, la quale denuncia gli effetti che i pesticidi hanno sulle api nel tentativo di incoraggiare interazioni più egualitarie nei confronti di questi insetti. Altrove, l’antitesi specie umana-specie animale viene ribaltata, come nel caso del video ideato da BE-AR(T): un’opera ironica che testa l’efficacia di uno spray anti-uomo sviluppato per permettere agli orsi di difendersi da potenziali aggressioni. Nel cortometraggio «Animal Cinema» (2017) di Emilio Vavarella, è ancora la creatività animale a prevalere: qui gli spettatori si ritrovano a guardare video filmati da animali che sono riusciti a rubare e ad attivare delle cineprese. Qualcosa di simile accade in «Lonely Planet» di Patrick Goddard, che ci porta alla scoperta di una fabbrica abbandonata raccontata dalla prospettiva destabilizzante di un cane regista.

«Ero interessata ad artisti che si sono focalizzati sulla percezione animale per capire come questi vedano e quale sia il loro comportamento istintivo», spiega Chiocchetti. Ma questo non è l’unico criterio che ha guidato la collettiva. «Ci sono anche aspetti politici, come con Roman Selim Khereddine e il suo “Behind a thousand bars no world” (2023): un video che guarda alla tassidermia posticcia come atto di resistenza estrema negli zoo in zone di guerra». Realizzata prima che il conflitto israelo-palestinese si riaccendesse, l’opera racconta la decisione di alcuni parchi locali di impagliare gli animali uccisi dai bombardamenti sulla Striscia di Gaza ed esporli nelle gabbie affianco a quelli sopravvissuti.
«US MC», una fotografia tratta dal progetto «Shifters» (2018-) di Marta Bogdańska. Cortesia dell’artista
Marta Bogdańska invece presenta «Shifters» (2018-), con cui analizza le condizioni a cui vengono sottoposte le creature addestrate da eserciti, corpi di polizia e kamikaze per poi celebrare la loro capacità di ribellarsi alla volontà umana nel suo nuovo progetto, «Vive la Résistance!».

«Questa mostra mi ha permesso di entrare nel vivo di quella che è l’interazione col pubblico e affrontare temi importanti», conclude la direttrice. «Lavoro per far sì che chiunque si senta accolto dal museo, che si tratti di neonati o anziani, di gente abituata all’arte o persone che si apprestano a scoprirla per la prima volta. Il messaggio dietro a “Animal Instinct / Instinct Animal” è uno: se continuiamo ad avere un rapporto altro con ciò che non è umano, non andremo lontano. Da sempre l’uomo cerca di capire i meccanismi del mondo animale. Le analisi e le teorie scientifiche possono darci un’approssimazione, ma solo l’arte, mescolando caso e istinto, svela in maniera viscerale e spontanea una realtà per tanti versi a noi ancora sconosciuta».

© Riproduzione riservata «Boxing kangaroo hitting a paparazzi for trying to photograph him» (1967) di John Drysdale. © John Drysdale, Voller Ernst, ourplanet.berlin. Cortesia dell’artista
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