De’ Rossi e Benglis al MAMbo

In un insolito ma efficace confronto le sculture dell’artista cinquecentesca e quelle della contemporanea americana

«Untitled (Brooch)» (2020-21), di Lynda Benglis
Stefano Luppi |  | Bologna

«Properzia de’ Rossi da Bologna, giovane virtuosa, non solamente nelle cose di casa, come l’altre, ma in infinite scienzie, che non le donne, ma tutti gli uomini l’ebbero invidia». Lo scrive, con particolari oggi non consoni, nelle Vite Giorgio Vasari a proposito di una delle più importanti artiste che l’Occidente abbia prodotto, Properzia de’ Rossi (1490?-Bologna 1530), forse bolognese, di cui non si hanno informazioni precise sui natali anche se probabilmente non siamo lontani dagli ultimi anni del XV secolo visto che la «femmina scultora», capace di operare con la «rudezza del marmo» e «l’asprezza del ferro» nel 1516, all’atto dell’acquisto di alcuni terreni che fanno intuire fosse di famiglia benestante, era «maggiore di venticinque anni» (sempre Vasari in Le vite de’ piu eccellenti pittori, scultori, e architettori. Scritte da m. Giorgio Vasari pittore et architetto aretino, Firenze, Giunti, 1568, nell’unica biografia dedicata a un’artista).

Dal 26 gennaio al 26 maggio il MAMbo propone un confronto che travalica i secoli facendo dialogare i lavori di Properzia de’ Rossi, tra cui la riproduzione 3D del suo più noto manufatto in marmo, «Giuseppe e la moglie di Putifarre» (1525-26), conservato a San Petronio di Bologna nella cui fabbriceria l’artista operò al fianco di Amico Aspertini, a cui si aggiunge lo Stemma della famiglia Grassi in filigrana d’argento, cristallo di rocca e legno di bosso, con quelli della grande artista americana Lynda Benglis, nata nel 1941 in Louisiana, nota per le sue opere dalle forme sinuose e surreali, dalle torsioni plastiche e dai volumi asimmetrici.

Nello spazio «Project Room» del museo bolognese, accanto ai lavori antichi sono così proposti quelli della scultrice americana, sette realizzati tra il 2015 e il 2021: torsi in marmo giallo reale e verde Guatemala, nero Marquina e rosso Francia provenienti da raccolte private bolognesi e dalla galleria Thomas Brambilla di Ber-gamo. In tutto il curatore Lorenzo Balbi ha riunito una ventina di pezzi dai quali, travalicando i secoli, trapela senz’altro l’amore per la materia che dà vita a opere così diverse seppur così importanti storicamente ed esteticamente. Ma questi sono solo i primi aspetti che emergono dal confronto.

Ben più profonda è l’importanza della riflessione che la mostra propone, dando visibilità a una delle più importanti scultrici attuali e ad un’autrice che nel lontano passato entra a piedi pari in un mondo, quello della scultura, che lo stesso Vasari definisce per soli maschi, come se la creatività avesse un genere. A distanza di secoli, così, i volumi solidi di queste sculture ci raccontano della forza di volontà di non stare al proprio posto, quello assegnato da altri: se Properzia de’ Rossi nel Cinquecento compie questa «rivoluzione» intervenendo in una «materia da uomini» nel principale cantiere della città dove realizzò «sibille, angeli e un quadro di marmo», oggi Benglis utilizza la materia per unire forma e contenuto con una certa irriverenza, legata direttamente alla sua lunga attività parallela di attivista per i diritti delle donne.

© Riproduzione riservata «Giuseppe e la moglie di Putifarre» (1525-26), di Properzia de’ Rossi (particolare)
Calendario Mostre
Altri articoli di Stefano Luppi