Dante nella città di Virgilio

A Palazzo Ducale opere dalle raccolte della sede e molte altre, giunte da collezioni italiane e internazionali

Calco in gesso del monumento funebre di Dante Alighieri, Mantova, Palazzo Ducale
Ada Masoero |  | Mantova

Dante passò mai per Mantova? A dar credito alla Quaestio de aqua et terra, attribuita (con riserve) a Dante stesso, a Mantova lui passò, ma non restano altre documentazioni. In ogni caso, a legare indissolubilmente la città a Dante, è la figura di Virgilio, la sua guida nei gironi dell’Inferno e nel Purgatorio, che lì era nato («Mantua me genuit...») e che nel XX canto dell’Inferno gli rivela il mito di fondazione.

A questo si aggiunge la presenza nella biblioteca dei Gonzaga di due copie manoscritte della Commedia, nonché il fatto che qui, nel 1472, fu impressa una delle sue prime edizioni a stampa. Nei 700 anni dalla morte del Poeta Palazzo Ducale gli rende dunque omaggio, fino al 9 gennaio, con la mostra «Dante e la cultura del Trecento a Mantova», la prima ad affrontare la stagione della sua storia che, nel XIV secolo, vide il passaggio del potere dai Bonacolsi ai Gonzaga.

Affidata alla progettazione dello studio Tortelli Frassoni Architetti Associati (Brescia), la mostra esibisce nell’Appartamento di Guastalla in Corte Vecchia opere conservate in Palazzo Ducale e molte altre, giunte da collezioni italiane e internazionali, come alcuni affreschi, già attribuiti a Giotto, staccati dalla Cappella Bonacolsi, dispersi tra la mantovana Fondazione Freddi e il danese Willumsens Museum di Frederikssund; i codici miniati dalla Bibliothèque Nationale de France e dalla Biblioteca Nazionale Marciana; il manoscritto della Commedia della Biblioteca Trivulziana di Milano, appartenuto ai mantovani Cavriani, e la prima edizione a stampa, 1472, dalla Biblioteca Civica di Verona.

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