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Dalla Spagna le città Unesco chiedono aiuto

Le 15 municipalità spagnole Patrimonio dell’Umanità Unesco chiedono più sovvenzioni

Veduta notturna del teatro romano di Mérida

Madrid. Le 15 città spagnole dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco lanciano un grido d’aiuto e chiedono allo Stato più sovvenzioni ed esenzioni fiscali. Si tratta di Ávila (con la cerchia di mura medievali meglio conservata d’Europa), Cáceres, Salamanca, Santiago de Compostela, Segovia, Toledo, Cordova, Cuenca, Alcalá de Henares, Ibiza, San Cristóbal de La Laguna, Mérida, Tarragona, Baeza e Úbeda.

Riunite in un’associazione, che ha appena compiuto 25 anni, denunciano attraverso una piattaforma web che la «premiazione» con il «marchio Unesco» ha provocato un notevole incremento delle spese, ma non delle entrate. Tutti i sindaci si lamentano degli stessi problemi. «Siamo molto orgogliosi di questo riconoscimento, ma abbiamo bisogno d’aiuto perché moltiplica le spese, incrementandole fino al 15% e dimezza le entrate».

I sindaci alludono al decreto per il quale i proprietari di edifici protetti sono esenti dal pagamento dell’Ibi, la tassa municipale che costituisce la principale entrata finanziaria di qualsiasi Comune spagnolo. Per questo le città reclamano norme tributarie che riconoscano la loro singolarità fiscale. Purtroppo i problemi non si riducono alla mancanza di fondi.

Quando è necessario realizzare un intervento di restauro, ad esempio, se si vuole mantenere il titolo di «Città Patrimonio dell’Umanità» non si può procedere senza prima avere realizzato un progetto specifico. «Invece di facilitare la gestione, la complica e qualsiasi progetto diventa più lungo e costoso», assicurano i sindaci, ricordando che l’Unesco può ritirare l’inserimento nella Lista, come successe a Dresda nel 2009, colpevole di avere costruito un ponte in una zona protetta.

Le città Patrimonio hanno bisogno di un’illuminazione pubblica speciale e la pulizia urbana all’interno della zona tutelata non si può realizzare in modo meccanico, ma solo a mano. Anche le telecomunicazioni richiedono una gestione particolare e sia i fili che i ripetitori devono essere completamente invisibili.

Inoltre, sebbene il riconoscimento provochi un aumento del turismo di qualità, incrementa anche il prezzo dei fabbricati spingendo i cittadini ad abbandonare le aree storiche ed artistiche protette per risiedere in altre zone o addirittura in località limitrofe. Con danni non soltanto per le entrate municipali, ma per la stessa vita delle città e per la qualità urbana nel suo complesso.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 381, novembre 2018


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