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Dalla Natività ai Magi nell'arte italiana | 27 dic

Interno con Sacra Famiglia

Dell’infanzia di Cristo dai Vangeli canonici si sa poco, troppo poco. E infatti già nei primi secoli cristiani si è formata una fioritura di leggende e narrazioni, in parte confluite nei Vangeli Apocrifi che sono ricchi invece di dettagli su questa famiglia molto speciale. Tutti hanno desiderato in realtà di poter sbirciare nella vita quotidiana di Gesù Maria e Giuseppe. Cosa cucinava la Madonna, come si vestiva, che si diceva con le amiche? E Gesù ogni tanto se le prendeva perché era disubbidiente, e si picchiava con i compagni? E chi erano i clienti di Giuseppe, che tipo di mobili preparava; sapeva costruire oggetti complessi, litigava se non veniva pagato? Non ci sono risposte canoniche.

Solo l’evangelista Luca conclude i racconti dell’infanzia con un’annotazione significativa: “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52). Gesù da neonato si trasformò a poco a poco in un bambino poi in un ragazzino, un adolescente, un uomo con la barba e i baffi. Anche se era il figlio di Dio era sottomesso alla legge della crescita, che riguarda ogni essere umano. Per crescere avrà mangiato le minestre preparate da Maria e siccome cominciò a predicare a trent’anni, prima doveva aver lavorato con il padre putativo Giuseppe; probabilmente aveva imparato il suo mestiere. Un falegname anche lui dunque.

Nel corso dei secoli non sono molti i pittori che hanno dipinto la Sacra Famiglia nella sua intimità; il tema è venuto particolarmente di moda con il Seicento, con il realismo caravaggesco e anche grazie al crescere del culto per san Giuseppe, un santo che molto lavorò, molto si affannò e conobbe poche gioie, come capita spesso agli uomini perbene, sposati e padri di famiglia.

Una delle più belle raffigurazioni della Sacra Famiglia immersa nella vita quotidiana, fino al 1997 bisognava andarsela a cercare in uno sperduto paesino dell’Umbria: Borgo di Serrone (Perugia), non lontano da Foligno. Qui giunse, sa Dio come, nella prima metà del Seicento un pittore nordeuropeo, di cui non conosciamo il nome, che per la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta (dalla facciata bianca e linda, pulita e fresca come una fanciulla, impreziosita solo da un portale in marmo rinascimentale) dipinse una sorprendente tela rappresentante la Bottega di san Giuseppe, scoperta da Bruno Toscano durante le sue straordinarie «Ricerche in Umbria», pubblicate fra 1976 e 1980. Un amico, illustre storico dell’arte napoletano, ipotizza che il misterioso autore della tela possa essere identificato con un anonimo caravaggesco francese detto il «Maestro di Resina» ed effettivamente nella tela circola un’aria lorenese molto intensa.

Dopo il terremoto del 1997, che ha danneggiato la chiesuola, il quadro è stato portato per sicurezza al Museo Diocesano di Foligno, ma sarebbe bene che potesse ritornare alle natie arie, a far parte ancora di quella rarefatta atmosfera fuori dal tempo che si respira in questi luoghi.

La tela raffigura la Bottega di san Giuseppe con Maria che cuce, mentre Giuseppe suo sposo, è intento alla piallatura di alcune assi di legno. I due genitori sono colti nel momento dello stupore destato in loro dal figlio, un Gesù bambino di sei anni al massimo, ricciuto e sorridente, che giocherella con fare premonitore con due assicelle legate a modo di croce. Giuseppe si spaventa e si deve reggere all’asse che sta lavorando, i cui trucioli ricadono tutt’intorno dipinti con cura tutta fiamminga.

La Madonna che sta cucendo e si è acconciata in qualche modo i capelli con un turbante casalingo ricamato a punto Assisi, rimane con l’ago in mano (e un bel ditale) a guardare. Impallidisce la Vergine, che ricorda che nel giorno della circoncisione Simeone le ha profetizzato che quel bambino che ha partorito «è posto per la caduta e per l'innalzamento di molti in Israele» ma che a lei «una spada trafiggerà l'anima» (Luca 2, 34-35).

Eppure tutto intorno è così tranquillo; per terra c’è una cesta di paglia col cucito, le forbici, un libro con un segno dentro, le ciabattine azzurre con la fodera rossa sono lì davanti, immobili. Gli strumenti da lavoro di Giuseppe sono appesi con metodo, la porta chiodata e robusta aperta sulla luce di una primavera umbra, e nello sfondo da una bifora gotica occhieggiano i colli con le pecore al pascolo: se si fa attenzione si sentono garrire anche le rondini.

Cosa succede? Perché questo bimbo sorride sornione guardando una croce? Cosa sa? Sa che sua sarà la vittoria sulla morte e sul male e che il suo regno non avrà fine, e allora può sorridere, nonostante tutto.

La Sacra Famiglia di Borgo Serrone, esemplare nell’amore che lega i tre personaggi, si richiude nel suo enigma. Che è anche quello delle nostre vite, sospese fra il presente e un futuro incerto.

Arabella Cifani, edizione online, 27 dicembre 2020

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