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Dalla Natività ai Magi nell'arte italiana | 1 gen

Il San Silvestro di Giovanni Lanfranco

Giovanni Lanfranco «San Silvestro uccide il drago» (particolare), Caprarola, chiesa della Vergine e di San Silvestro

Il santo-pontefice, festeggiato il giorno della sua morte (il 31 dicembre) che coincide anche con la fine dell’anno, fu una figura di non poco conto per la cristianità (non casualmente scritti apocrifi e leggende ne tracciano la biografia, più inventata che corrispondente alla realtà). La fonte principale è la Vita beati Sylvestri, in realtà un testo di ben due secoli posteriore ai fatti che narra, nel quale ritroviamo la persecuzione del futuro papa, fautore sia della conversione che del battesimo dell’imperatore Costantino, col quale il cristianesimo divenne la religione ufficiale soppiantando il paganesimo, non che la donazione con diritti annessi.

In realtà sappiamo che non solo fu Eusebio, e per di più a Nicea, a conferire il sacramento a Costantino, ma lo stesso atto della donazione, che in seguito venne portato a giustificazione del potere temporale della chiesa, è documentato solo a partire dall’ottavo secolo, tanto che lo stesso papa Adriano I era ben a conoscenza che fosse un falso architettato ad hoc.

D’altronde la posizione di Silvestro nella Roma dei suoi anni parrebbe, alla luce di una ricerca condotta con maggior rigore filologico, tutt’altro che decisiva, anzi: l’uomo di chiesa fu quasi un «paggio» dell’Imperatore, che arrivò ad autodefinirsi «vescovo dei vescovi», adoperato per l’opera di cristianizzazione del suoi territori. Non possiamo però non riconoscerne i grandi meriti del papa in ambito artistico: a lui si deve la fondazione della Basilica di San Pietro su un preesistente tempio dedicato ad Apollo come della Basilica, e dell’annesso battistero, di San Giovanni in Laterano e della Basilica di San Paolo fuori le mura.

Tra le più affascinanti raffigurazioni di papa Silvestro in età moderna è certamente da annoverare la gran pala di Giovanni Lanfranco per la chiesa della famiglia Farnese a Caprarola, compiuta nel 1628: in essa è intento a domare un drago, compito ne quale pare fosse particolarmente capace. Infatti sul colle Palatino si trovò ad affrontare nuovamente la bestia che col suo alito pestilenziale uccideva i passanti: in quel caso bastò esporre il crocifisso ed invocare la Vergine perché il mostro divenisse mansueto, al punto da acconsentire ad essere legato al guinzaglio ed essere portato in pubblico come un cagnolino.

Nel caso sub judice è raffigurato un ulteriore prodigio riguardante un drago che abitava nella valle che separa tutt’ora il paese di Caprarola dall’eremo dove il cardinale Farnese fondò chiesa e convento dedicati alla Vergine e proprio a San Silvestro: in quel caso, con l’assistenza di due preti, il pontefice domò l’animale e gli serrò la bocca con un filo.

Giovanni Lanfranco, in questa pala della piena maturità, crea una macchina figurale di grande impatto visivo, dove la folla composta dalle figure serrate le une alle altre come un fiume in piena irrompe da sinistra per fermarsi alla solenne figura del papa intento a fermare il drago che fa capolino da un golfo d’ombra in basso. Il senso di intenso dinamismo, conferito anche dal complesso sfaccettarsi del partito luministico condotto con una materia ricca, brillante e una tavolozza di grande varietà, concorre alla restituzione fastosa e vivida di una storia del passato raffigurata come se si svolgesse di fronte ai nostri occhi ,con una teatralità già pienamente barocca.

Alessandro Agresti, edizione online, 1 gennaio 2021

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  • Giovanni Lanfranco «San Silvestro uccide il drago», Caprarola, chiesa della Vergine e di San Silvestro
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