Dal manicomio al Messico: la fuga di Leonora

Giusi Diana |

Quando nel 1943 Peggy Guggenheim realizzò nella sua galleria newyorkese la mostra «Thirty-one women painters», invitò a esporre anche Leonora Carrington e Dorothea Tanning, ex compagna l’una e futura moglie l’altra di Max Ernst. La mostra puntava l’attenzione sull’attività di alcune pittrici dell’ambiente artistico surrealista di quegli anni, che spesso vivevano all’ombra di mariti o amanti famosi. Di lì a poco Leonora che si era lasciata alle spalle la passionale relazione con Ernst, e la rocambolesca fuga dal manicomio di Santander, avrebbe lasciato anche gli Stati Uniti per il Messico (dove vivrà per sessant’anni), iniziando una nuova vita. Sarà il momento più fertile e di maggiore sviluppo creativo della Carrington, mettendo a frutto le suggestioni che le venivano dall’iconografia quattrocentesca italiana, dai miti celtici, dalle forme simboliche del Surrealismo e dagli studi sull’alchimia e
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