Dal Caffè Michelangiolo a Palazzo Zabarella

La mostra sui Macchiaioli evidenzia il ruolo degli amici mecenati e dei collezionisti

«Bambini colti nel sonno» di Telemaco Signorini, 1896
Veronica Rodenigo |  | PADOVA

Riparte in autunno con una mostra sui Macchiaioli l’attività espositiva di Palazzo Zabarella. Intitolata «I Macchiaioli. Capolavori dell’Italia che risorge» e curata da Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca, la rassegna presenta oltre cento opere visibili dal 24 ottobre al 18 aprile.

Una selezione frutto di uno studio che vuole gettare nuova luce su come il movimento si è affermato, mettendo in evidenza il ruolo dei fiancheggiatori e amici mecenati, come i Cecchini, i Batelli e i Bandini, e dei collezionisti, come Alessandro Magnelli, Enrico Checcucci, Ottavio Parenti. Nella parte finale del percorso un focus dedicato alla collezione novecentesca del livornese Alvaro Angiolini, da lui stesso definita «una raccolta vivamente agognata, frutto di un lungo lavoro di ricerche appassionate ed amorose».

Testimonianza del suo «filiale attaccamento a questi grandi maestri dell’Ottocento toscano, che fin dalle mie prime esperienze e alle prime emozioni artistiche al loro contatto, presi ad amare sempre più».

La mostra fa inoltre luce sulla figura di Diego Martelli, critico e letterato che fece della sua tenuta toscana a Castiglioncello un luogo d’elezione per i frequentatori del Caffè Michelangiolo, ai cui tavoli sedevano i giovani Macchiaioli.

Tra i lavori esposti opere più e meno note di Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati, Giovanni Fattori, Federico Zandomeneghi, Giovanni Boldini, Cristiano Banti e Adriano Cecioni, provenienti da collezioni private e dall’Istituto Matteucci di Viareggio. Da segnalare l’olio su cartone raffigurante «Bambini colti nel sonno» (1896) di Telemaco Signorini e «L’elemosina» (1864) di Silvestro Lega, «Al sole» (1866) di Vincenzo Cabianca e «Mietitura a San Marcello. La raccolta del grano sull’Appennino» (1861) di Odoardo Borrani.

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