Dagherrotipiste, reporter o sperimentatrici: fotografe!

A Villa Bardini e al Forte Belvedere di Firenze le donne sorprese negli archivi Alinari

«Tre uomini alzano i cappelli in segno di saluto« (post 1904) di Helene Magdalena Hofmann, Archivi Alinari, Firenze
Stefano Miliani |  | Firenze

«Grazie allo studio del fondo Alinari negli archivi abbiamo scoperto autrici originali ma sottostimate o sconosciute. Per questo, oltre che per valorizzare la creatività femminile, organizziamo la mostra “Fotografe!”». La direttrice della Fondazione Alinari per la Fotografia Claudia Baroncini fornisce una chiave di lettura per l’appuntamento a Villa Bardini e al Forte di Belvedere dal 17 giugno al 2 ottobre. Curata da Emanuela Sesti e Walter Guadagnini, la rassegna è presentata e promossa dall’istituto fiorentino e dalla Fondazione CR Firenze con la collaborazione del Comune.

Dislocata in due sedi vicine, «Fotografe!» raccoglie dagli Archivi oltre quaranta autrici, talvolta inedite. Nella nota stampa la Fondazione, presieduta da Giorgio van Straten, cita ad esempio «le prime dagherrotipiste degli anni Quaranta dell’Ottocento come la francese Bernardine Caroline Théodora Hirza Lejeune (1824-1895)». A quelle storie la rassegna affianca, con stampe originali, artiste riconosciute, quali Julia Margaret Cameron, Dorothea Lange, Ketty La Rocca, Lisetta Carmi, Diane Arbus, Bettina Rheims. Ma occorre rimarcare che «Fotografe!» utilmente avvicina al passato le sperimentazioni di dieci italiane nate dopo il 1980 andando dalla «a» del cognome di Eleonora Agostini alla «zeta» di Alba Zari.

«In una mostra nata dal lavoro scientifico accendiamo i riflettori anche su due archivi Alinari importanti, appunta Claudia Baroncini. Quello delle sorelle triestine Wanda (1903-84) e Marion Wulz (1905-90) va studiato di più, ne conosciamo la superficie. L’altro è l’archivio di Edith Arnaldi (Vienna, 1884-Roma, 1978) ed è una scoperta: è conosciuta come artista e scrittrice futurista con lo pseudonimo di Rosa Rosà, ed è presente alla Biennale di Venezia di Cecilia Alemani. Scattò fotografie di estremo interesse, per esempio in Ciociaria, Europa e Africa, ma i suoi negativi non sono mai stati visti». Le sezioni sui due archivi hanno il sostegno di Calliope Arts, ente non profit di Firenze e Londra che valorizza «il patrimonio culturale delle donne attraverso il progetto “Restoration Conversations”», informa il comunicato.

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