Da mezzo secolo aspettavano d’essere esposti

17 grandi affreschi del Cinquecento sono finalmente visibili nelle sale di Palazzo Gallo a Bagnaia

Uno degli affreschi restaurati in Palazzo Gallo a Bagnaia (Vt)
Tina Lepri |  | Bagnaia (Vt)

Dopo mezzo secolo, 17 grandi affreschi del Cinquecento sono finalmente visibili nelle sale di Palazzo Gallo. Erano stati staccati nel 1969 dalle pareti della trecentesca Pieve di Santo, in rovina, e dimenticati nei depositi della locale Cassa di Risparmio. Il restauro è avvenuto negli anni Settanta, grazie alla stessa Cassa, ma sono rimasti invisibili per decenni. Solo nel 2014 la banca ha deciso di affidarli all’Associazione Amici di Bagnaia che per trent’anni potrà curarne l’esposizione a Palazzo Gallo, edificio del XVI secolo di proprietà comunale gestito dall’associazione.

Il Palazzo, la cui messa in sicurezza e i restauri dopo un lungo abbandono hanno richiesto cinque anni, ora espone i 17 affreschi oltre ad altri due, recuperati in un altro edificio storico della zona, Palazzo Bazzichelli. Una speciale attenzione è stata dedicata al restauro dell’antico soffitto ligneo della grande sala utilizzata a fini espositivi, al recupero delle preziose formelle dipinte e degli affreschi che decorano le pareti.

L’intervento è stato eseguito, nel corso del tempo, da 80 studenti della Facoltà di Conservazione e Restauro dei Beni culturali dell’Università della Tuscia guidati dai loro docenti e con la supervisione della locale Soprintendenza e dei suoi restauratori. Lo storico dell’arte Luca Della Rocca e l’architetto Paola Carlini del Settore Patrimonio del Comune di Viterbo hanno rintracciato negli archivi una documentazione storica che si è rivelata preziosa per il recupero di uno dei tesori di Bagnaia. Peccato che, poco lontano da Palazzo Gallo, resti trascurato il suo gioiello più famoso, Villa Lante, con il suo giardino votato nel 2011 come «Parco più bello d’Italia» purtroppo degradato per la scarsa manutenzione e per i cinghiali che entrano da un varco nel muro di cinta crollato.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Tina Lepri