Da Christie’s cento «pepite» della collezione Barbier-Mueller

Il prossimo 6 marzo la casa d’aste batterà a Parigi un centinaio di pezzi emblematici di arte africana e oceanica messi insieme dai collezionisti svizzeri. Alcune opere, acquisite quasi un secolo fa, hanno un pedigree eccezionale

Monique e Jean Paul Barbier-Mueller, Ginevra, 1998. © Abm-Archives Barbier-Mueller
Bérénice Geoffroy-Schneiter |  | Parigi

«Le collezioni Barbier-Muller sono un mondo a parte, una galassia di capolavori la cui qualità e diversità sembrano rimandare a un’epoca in cui collezionare, vivere circondati dall’arte, non avevano lo stesso significato di oggi», scrive con un pizzico di nostalgia Stéphane Martin, presidente onorario del Musée du quai Branly-Jacques Chirac di Parigi, che è stato amico intimo della famiglia di collezionisti svizzeri.

Entrare nella dimora privata dei coniugi ginevrini Jean Paul e Monique Barbier-Mueller significava scoprire la straordinaria apertura intellettuale di due esteti, i cui gusti complementari si volgevano indifferentemente verso le arti dell’Africa e dell'Oceania, l’archeologia classica, la statuaria indiana, la bibliofilia e l’arte contemporanea. La loro bella casa ginevrina ospitava dipinti di Cézanne e Ferdinand Hodler, idoli cicladici, scudi Sepik, statuette Baulé della Costa d’Avorio, un quadro di Warhol, una scultura di Tinguely e molto altro; un riflesso dell’eclettismo ereditato da Josef Mueller, padre di Monique, morto nel 1977.

Il meglio dell’arte etnografica

È facile immaginare l’eccitazione degli appassionati di arte primitiva quando Christie’s metterà in vendita, il 6 marzo, un centinaio di statue, maschere e altri oggetti provenienti dall’Africa e dall’Oceania messi insieme da questa famiglia di collezionisti nel primo terzo del XX secolo. La vendita sarà anche l'occasione per ammirare questi capolavori prima che vengano dispersi in altri musei o collezioni private (l’esposizione si terrà dal 29 febbraio al 6 marzo nella sede parigina di Christie’s, al 9 di Avenue Matignon).

Tra le «icone» col timbro «Barbier-Mueller», spicca la testa di reliquiario Fang Betsi, acquistata nel 1939 durante un soggiorno parigino di Josef Mueller presso Antony Innocent Moris, detto «Padre Moris», ex poliziotto diventato uno dei più grandi mercanti di etnografia del suo tempo. Di estrema eleganza, con la sua bella patina scura e il suo sguardo ipnotico, l’opera può essere agevolmente messa a confronto con un altro pezzo del Musée du quai Branly-Jacques Chirac di Parigi.
Maschera Kwele, Gabon. Collezione Monique e Jean Paul Barbier-Mueller, Ginevra, acquisita nel settembre 1979. Foto Vincent Girier Dufournier. © Christie’s Images Ltd 2024
Un altro gioiello della collezione, una maschera di antilope Kwele proveniente dal Gabon, fu acquistata nel 1979 dai coniugi Barbier-Mueller, probabilmente sedotti dalla purezza delle sue linee e dalla sobrietà della sua colorazione bicolore. Date le sue qualità plastiche, la stima è compresa tra 300mila e 500mila euro.

Infine, un superbo scudo (in tutto il mondo se ne contano una ventina in collezioni private e museali) proveniente dalle Isole Salomone, acquistato da Josef Mueller nel 1939, ricorda l’importanza delle arti dell’Oceania in questa collezione. È stimato da Christie’s tra i 500mila e i 700mila euro.
Scudo delle Isole Salomone, acquistato da Josef Mueller nel luglio 1939. Foto: Vincent Girier Dufournier. © Christie’s Images Ltd 2024

© Riproduzione riservata