Da Cellar Contemporary tra realtà e distopìa

Alla galleria trentina con Bruno Fantelli è invasione di creature sgraziate e fuori luogo che ridefiniscono l’ambiente umano post-pandemia

«L’incubo» (2022) di Bruno Fantelli
Camilla Bertoni |  | Trento

Il sottotitolo della mostra del giovane artista trentino Bruno Fantelli, classe 1996, alla galleria Cellar Contemporary potrebbe essere «il mostruoso dentro il nostro quotidiano». Il percorso espositivo, da domani, 29 settembre, fino al 29 dicembre, sembra nascere da quanto vissuto in questi ultimi anni, e stiamo ancora vivendo, e dalla conseguente, mutata, percezione del mondo.

Una serie di opere recenti, perlopiù dipinti ricchi di suggestivi e stravaganti soggetti, ma anche qualche scultura di assemblaggio, sono raccolti sotto il titolo «Balzo di specie», espressione a cui negli ultimi tempi ci siamo tristemente abituati.
«Pollo al forno con mostri» (2022) di Bruno Fantelli
«Mostruosità dilaganti, sopravvenute e sovrapposte, avvertite o inconsapevoli e maldisposte, che trasgrediscono gli ordini della natura per costrizione o per scelta, ammonisce lo stesso Fantelli, miriadi di creature sgraziate e fuori luogo colonizzeranno il paesaggio e l’ambiente. Coloranti, conservanti, emulsionanti, stabilizzanti e aromatizzanti avevano già disabilitato alla pratica della coltivazione, della caccia, della raccolta di erbe spontanee nel campo sotto casa, per ammaestrare ciascuno ad uno stile di vita alienante: alimenti sintetici, frutti esotici, pesci e carni d’allevamento provenienti dall’altro capo del mondo». E così presenze mostruose, striscianti e spaventose, emergono dal nostro inconscio e si proiettano sull’intorno vissuto e rappresentato come insidioso.
«Cercando il pesce che non c’è» (2022) di Bruno Fantelli
«Di conseguenza, finché l’invasione dei virus bastardi ce lo consente, occorre precipitarsi al supermercato ad accaparrarsi le cibarie indispensabili e ogni derrata che possa giovare al nostro atterrito isolamento» ironizza l’artista. Un modo di fare arte che Gabriele Lorenzoni nella presentazione storicizza collocandolo nella tendenza alla «dissonanza, bruttezza, difformità, irregolarità, asimmetria, assenza di compiutezza estetica e di coerenza formale» che caratterizzano «una fetta inizialmente minoritaria poi sempre più ampia della ricerca artistica del Secolo Breve,  mentre, nel nuovo millennio il venir meno del concetto di “bello” assume addirittura i caratteri di una liberazione da una opprimente manifestazione della morale, della visione sociale ed economica della società capitalistica», risposta al desiderio di autenticità e spontaneità.

Artista che aveva assunto inizialmente il nom de plume di Bruco, Fantelli da espressione al disagio arrivando «come uno schiaffo di realtà, conclude Lorenzoni, come un necessario bagno nelle acque torbide del mondo contemporaneo, da cui si esce sporchi ma arricchiti in termini di consapevolezza».

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