Da Camera l’empatia di Robert Doisneau

Monografica con 130 scatti in bianco e nero della collezione dell’Atelier Robert Doisneau di Montrouge

«Le baiser de l’Hôtel de Ville» (1950), di Robert Doisneau. © Robert Doisneau
Ada Masoero |  | Torino

Chi non ricorda «Le baiser de l’Hôtel de Ville», la fotografia della giovane coppia che indifferente a tutto e tutti si bacia appassionatamente nella piazza del municipio di Parigi? Era il 1950, tempi di pruderie: un passante, con il tipico basco francese, li osserva con apparente distacco; una giovane donna li guarda con severità e forse un po’ d’invidia.

Partendo da questa immagine celeberrima, Gabriel Bauret ha costruito per Camera la monografica su Robert Doisneau (1912-94), tra i «padri fondatori», con Henri Cartier-Bresson, della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada.

Intorno a questo scatto colmo della ritrovata gioia di vivere del dopoguerra, ruotano, dall’11 ottobre al 14 febbraio, oltre 130 immagini ai sali d’argento in bianco e nero della collezione dell’Atelier Robert Doisneau di Montrouge (450mila negativi), che documentano lo sguardo di questo maestro della fotografia, sospeso fra partecipazione empatica e humour di segno surrealista.

Come non sorridere di fronte alla coppia della foto «Un regard oblique» (1948, nella foto), in cui la signora si sofferma su un dipinto che non vediamo, mentre il marito guarda di sottecchi il quadro vicino, con un malizioso nudo di donna? Anche i titoli delle sue foto, come in questo caso, contribuiscono a veicolare l’ironia di cui intride i suoi reportage sulla vita della Parigi postbellica, ritraendo con uguale felicità la quotidianità di adulti e bambini. Ed è proprio con questo insieme di partecipazione e leggerezza che Doisneau riesce a raggiungere e coinvolgere ognuno di noi, esprimendo quell’universalità che è propria dell’arte vera.

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