Cristo come Marat

Secondo Pierre Rosenberg nella «Morte di Marat» di David c'è un richiamo preciso alla «Deposizione nel sepolcro» di Caravaggio, ora ai Vaticani

Luisa Martorelli |

Napoli. «David e Caravaggio/ la crudeltà della natura, il profumo dell’ideale», a Palazzo Zevallos Stigliano fino al 19 aprile, è la nuova mostra curata da Fernando Mazzocca che Gallerie d’Italia ha voluto per la sede di Napoli, nel raffronto identitario con l’opera più importante della sua collezione: «Il martirio di sant’Orsola uccisa dal tiranno» di Caravaggio.

Al centro di questa piccola e densa esposizione dossier, di sole sette opere, si sviluppa l’accostamento tra il grande artista dell’età neoclassica, Jacques-Louis David, protagonista della Rivoluzione francese, e Caravaggio, rivoluzionario anch’egli nel versante della lezione del naturalismo.

Nell’opera cardine di David, «La morte di Marat» (Reims, Musée des Beaux-Arts), secondo una tesi sostenuta da Pierre Rosenberg, che scrive in catalogo insieme ad altri autori, c’è un richiamo preciso al dipinto della «Deposizione
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