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Musei

Creatività Guccione

Intervista alla direttrice generale del Mibact per tutte le arti contemporanee

Margherita Guccione

Da maggio Margherita Guccione è il direttore generale Creatività contemporanea, la sezione del Mibact che si occupa di arte e architettura contemporanee, nonché di moda, design, fotografia. Con la riforma del Mibact del 2019, sostituisce la Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane, retta da Federica Galloni (oggi alla guida della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio).

Margherita Guccione (Roma, 1953) è stata la «madrina» del MaXXI, per cui ha collaborato, in qualità di dirigente del Mibact, al concepimento (fin dal 2000 e in stretto rapporto con l’architetto Zaha Hadid) e alla sua successiva costruzione, in quanto responsabile ministeriale del progetto e dell’appalto dei lavori. Dal 2010 al 2020 ha diretto la sezione Architettura del museo dalle due anime (l’altra è il MaXXI Arte). Tutte esperienze all’insegna della «transdisciplinarietà» che l’hanno resa il candidato ideale per la Direzione generale dedicata al «contemporaneo».

Quali sono le priorità del suo mandato?
D’accordo col ministro Franceschini le priorità vertono su un’idea di contemporaneo come patrimonio culturale legato al presente, capace di guardare senza pregiudizi ai linguaggi e alle forme espressive di oggi, indispensabili per la qualità della vita e la crescita della società. Tra le tante, attivare efficaci azioni di promozione e di adeguamento della normativa fiscale sui prodotti dell’arte. E poi avviare un lavoro sistematico sulla fotografia, che è nelle nuove competenze della Direzione generale insieme a moda, design e imprese culturali e creative.

E il curatore del padiglione italiano della Biennale? Sta a voi dire chi sarà.

Abbiamo qualche idea in proposito, ma non è ancora il momento di avanzare una rosa di nomi al Ministro, visto il rinvio al 2022.

Altri punti nevralgici?

Promuovere e sostenere l’attività di tutti coloro che operano per sviluppare una maggiore sensibilità sui temi del contemporaneo. Un esempio, i Festival dell’architettura, sostenuti in tutto il territorio nazionale con un apposito bando. Inoltre, rafforzare il dialogo con Biennale, Triennale, Quadriennale e MaXXI, che sono istituzioni eccellenti per il contemporaneo, con una reputazione e un raggio di azione internazionale.

Le conseguenze anche economiche della pandemia sembrano non aver condizionato il premio Italian Council, a sostegno dell’arte contemporanea italiana…

Non potevamo che confermare il programma perché siamo convinti che sia uno strumento efficace, soprattutto in questo momento. Il bando, scaduto il 30 settembre, ha messo a disposizione 2 milioni di euro per i vincitori, prevedendo tre ambiti di intervento: incremento delle collezioni pubbliche; promozione internazionale; sostegno e sviluppo dei talenti.

La crisi comporta un cambiamento di mentalità, o le parole d’ordine restano le stesse?

Il cambiamento ci sarà, tutto andrà guardato diversamente, puntando all’essenza dei problemi. Muteranno le pratiche museali, forse la stessa produzione culturale. Siamo in una fase di transizione, il digitale ha assunto nuova e necessaria centralità, sarà sicuramente una delle strade, non può essere certo l’unica. Vedremo che cosa succederà.

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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