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Coronavirus, Tefaf è stato lo spartiacque

La testimonianza di Enzo Savoia (Bottegantica) che c’era, si è ammalato ed è guarito

Enzo Savoia (il primo a destra) insieme allo staff di Bottegantica nel suo stand di Tefaf Maastricht 2020

Maastricht. Che cosa è accaduto, nel (grande) mercato dell’arte nell’immediatezza dell’esplosione della pandemia? Lo racconta a «Il Giornale dell’Arte» Enzo Savoia, titolare di Bottegantica, storica galleria attiva tra Bologna e Milano, specializzata dapprima in pittura dell’Ottocento e Novecento e, più di recente, aperta anche al contemporaneo. Espositore al Tefaf 2020 (chiuso precipitosamente l’11 marzo, quattro giorni prima del previsto, causa Coronavirus), Enzo Savoia è tornato da Maastricht portando in sé, inconsapevolmente, il virus. Da cui è guarito nei primi giorni di aprile. E, ci dice, come lui si è infettato «circa un terzo degli espositori». Una bomba biologica.

Dottor Savoia, possiamo servirci del Tefaf come di un indicatore del «prima e dopo pandemia» nel mercato dell’arte?

Vorrei premettere che quella del 2020 è stata una delle più belle edizioni degli ultimi dieci anni, in tutti i settori. Quanto alle presenze, è vero che c’è stato un calo del 30% dei visitatori (mancavano gli americani, mentre gli italiani sono stati numerosi), ma so per certo che l’aspetto economico ha funzionato molto bene per i dipinti, specie per quelli tra XIX e XX secolo.

Da segnalare la presenza di maestri italiani del secolo scorso negli stand di grandi gallerie internazionali: del resto, se si esclude Fontana, i nostri grandi artisti del ’900 sono ancora molto accessibili, in rapporto ai valori internazionali. Quanto all’Ottocento, che sembrava tramontato, ha iniziato con vigore a ripartire, soprattutto per i grandi nomi come Boldini, De Nittis e Mancini. Tanto che Bottegantica, che è stata lungamente una galleria a gestione familiare, da qualche tempo si è allargata grazie all’ingresso di tre storici dell’arte (Stefano Bosi, Valerio Rossi, Tommaso Carletti), ognuno dei quali segue uno dei nostri ambiti di collezionismo.

Nei primissimi mesi dell’anno il mercato era brillante, con forti investimenti da parte dei musei, grazie soprattutto ai rapporti intrecciati nelle fiere internazionali, che aprono contatti altrimenti impossibili dall’Italia. Noi stessi abbiamo in corso una trattativa per un’opera molto importante con un grande museo straniero ma ora è tutto congelato. Quindi, al momento, oltre ai video diffusi su YouTube riguardanti nostri importanti dipinti (di Boldini e Balla i primi due), che io chiamo «pillole del venerdì», sto lavorando anche a «pillole» di economia dell’arte.


Che cosa ci può dire al riguardo?

Basandomi sui dati delle aste internazionali, che sono i più attendibili, posso dire che tra il 2016 e il 2018 si è assistito quasi a un raddoppio del volume d’affari delle case d’asta a livello mondiale, con una concentrazione del 60% a New York (qui il fatturato è aumentato nel 2018 del 22% e la media delle aggiudicazioni si è posta sui 68 milioni di dollari), e di circa il 27% a Londra (con un aumento del 15%).

Mentre l’Europa continentale è scesa dal 5 al 4%. Il mercato globale Post War e Pre War, nel 2017-18, ha avuto un volume di quattro miliardi di dollari ciascuno, mentre gli Old Masters, che pure hanno avuto un buon incremento, si fermano ai 670 milioni (e questo dato offre un ampio spazio per investimenti fruttuosi, anche su grandi nomi, come Rubens, Carracci, Canova, offerti a cifre di gran lunga inferiori a quelle degli artisti Post War). Anche i top lot mantengono più o meno le stesse percentuali, specie per i dipinti dai 10 milioni in su, con l’Asia che registrava un aumento del 22%, mentre l’Europa era in forte contrazione (-10%).


I dati di Londra, tuttavia, non registrano ancora l’effetto della Brexit.

Non sono un economista e non sono in grado di fare ipotesi al riguardo. So però da colleghi londinesi che sono pronti ad affrontare, a breve, un periodo di contrazione, ma nel medio e lungo termine vedono la Brexit come un vantaggio, poiché saranno affrancati dalle regole europee.

Progetti?

Il mio sogno è organizzare una mostra in galleria (ho un progetto pronto, cui tengo molto). Ma credo che se ne potrà parlare solo l’anno prossimo. Difficile che in questo 2020 si possano organizzare eventi collettivi.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 408, maggio 2020



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