CONTINENTE ITALIA | La mappa di Freddy Battino

Collezionisti, critici, curatori, direttori di museo ridefiniscono i confini di un paesaggio molto più vasto di quello spesso soffocato da alcuni meccanismi del sistema dell’arte | 3

Freddy Battino
Freddy Battino |

Quali sono, al di là dei soliti noti, gli artisti giovani o da riscoprire che oggi riscuotono l’interesse degli intenditori? «Il Giornale dell’Arte» con 17 autorevoli addetti ai lavori ha compilato una mappa: sono 135 i nomi che gli esperti consigliano di tenere d’occhio. Saranno i nuovi preferiti del 2021?

Penso a Gianfranco Baruchello (1924), ormai quasi centenario. Nonostante Marcel Duchamp, Jean-François Lyotard, Alain Jouffroy e Italo Calvino abbiano accompagnato il suo percorso, come maestri profondi seppur latenti, Baruchello non ha mai partecipato ad alcun movimento ma ha sempre lavorato ostinatamente in solitaria tanto da poter essere considerato l’ultimo grande testimone dell’arte italiana del Novecento. Sue le mostre in gallerie europee e americane di altissimo profilo; ha quotazioni ancora ragionevoli, i suoi prezzi sono saliti in maniera costante negli ultimi anni. Il record price è del 2018 all’asta de Il Ponte con un’aggiudicazione di 80mila euro e l’imminente uscita del catalogo generale ragionato delle opere, nel 2021, riserverà grandi sorprese. Lavora in esclusiva con la Galleria Massimo De Carlo e ha un mercato internazionalmente riconosciuto e tutelato dalla Fondazione Baruchello.

Poi direi Irma Blank (1934), perfetta combinazione tra metodo tedesco e genialità italiana, un’artista unica e straordinaria che negli ultimi anni è stata conosciuta e apprezzata da un pubblico internazionale di curatori e addetti ai lavori. Il suo mercato è solido in diversi Paesi del mondo, inclusi gli Stati Uniti, l’America Latina e naturalmente l’intera Europa e, anche se cresciuto in maniera costante negli ultimi anni, il suo potenziale è ad oggi sottovalutato e i margini di apprezzamento sono ancora ampi. La costante presenza al suo fianco della galleria P420 (sua galleria di riferimento) contribuisce a rendere stabile e capillare la sua diffusione. Il suo record price è di 137.500 euro ottenuto nel 2018 a Il Ponte Casa d’Aste, con «Abecedarium», grande tela del 1990.

Infine penso al lavoro di Paolo Icaro (1936), inserito a pieno titolo nel gruppo dell’Arte povera, ma inquadrarlo in questo unico contesto risulta estremamente riduttivo. Icaro ha sviluppato da subito una personalissima grammatica della scultura, indagando aspetti e realizzando forme fino ad allora sconosciute.

La profondità, l’originalità insieme all’aspetto lirico, sono forse le basi che rendono più che solido il suo lavoro. Riscoperto dal mercato dell’arte in tempi piuttosto recenti (grazie anche all’assiduo lavoro delle sue gallerie, tra cui la già citata P420), i suoi prezzi sono saliti costantemente negli ultimi anni e negli ultimi mesi sono arrivate anche importanti acquisizioni istituzionali da parte di realtà quali la Gam di Torino, la Galleria Nazionale e il MaXXI di Roma, giunte dopo l’importante acquisizione da parte del Centre Pompidou di Parigi operata un paio di anni fa. Il suo record price è stato ottenuto all’asta nel 2015 presso il Ponte con 27.500 euro. Non di secondaria importanza la diffusione del suo lavoro all’estero, come nel caso della mostra personale prevista entro la fine dell’anno presso la Galerie Stadtpark di Krems in Austria.

L'autore è Capo Dipartimento Arte Moderna e Contemporanea Il Ponte Casa d’aste


CONTINENTE ITALIA
Una mappa dell'arte italiana nel 2021

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