CONTINENTE ITALIA | Giulio Delvè

Artisti italiani, virtuosi non virtuali: le tecniche, i temi e le quotazioni di mercato dei nomi più votati dell'inchiesta

Riccardo Deni |

Giulio Delvè spazia con disinvoltura dalla scultura all’installazione, dalla fotografia alla performance, partendo sempre da oggetti reali rielaborati, reinterpretati, rifunzionalizzati. La sua è un’attitudine manipolatoria tesa a ri-assemblare oggetti dando loro nuove sembianze, realtà percettive, esistenze, piegandoli, in definitiva, a nuovi significati. «Per questo se dovessi trovare un’espressione che possa spiegare la mia ricerca userei "pensiero laterale", perché le mie opere non sono altro che un raccoglitore di significati, apparentemente sconnessi».

Guardando un’opera di Delvè c’è da chiedersi che rapporto ci sia fra gli oggetti e le storie che questi rappresentano. Alcuni dicono che gli oggetti raccontino delle storie, quando invece è chiaro che siamo noi a raccontarle, costellando le nostre memorie di oggetti che ci parlano. L’opera «Speakeasy» (2011) fa parte di una serie di sculture che ricreano alcune strambe strutture idrauliche create appositamente per bere (ubriacarsi, meglio) alle feste, il più in fretta possibile. A metà strada fra la consuetudine valdostana della grolla e il bere comunitario coatto, anche in questo caso, il modo d’uso è implicito nell’oggetto, la cui funzione è chiara a chiunque lo veda anche se non ne ha mai fatto uso. Il racconto di quel genere di feste è già tutto lì, così come il tipo di persone che vi partecipa, ciò che vi cercano, ricordi di adolescenza e giovinezza per tutti.

Come scrive Vincenzo Latronico in un testo per Flash Art, «in questo senso, le sculture di Delvè narrano una dimensione di gruppo: vuoi perché il loro uso è necessariamente dipendente da un’azione collettiva che allo spettatore raccontano, come in quest’ultimo caso; vuoi perché il loro valore simbolico è tale unicamente in quanto una comunità specifica vi si riconosce. Una comunità, certo, si definisce tanto per ciò che ne accomuna i membri quanto per ciò che esclude gli estranei. Lookout (2011) è una serie di paletti coloratissimi e improvvisati, che gli abitanti di alcune zone di Napoli hanno piantato abusivamente, in secchielli di cemento nella strada immediatamente di fronte ai propri appartamenti, per reclamarne la superficie. Gli oggetti alla vista sono incongrui, chiaramente segnali di autorità eppure troppo raffazzonati e personali perché tale autorità sia quella impersonale dello Stato; ma tale incongruità, pur essendo il segnale di una “storia” alle spalle, non permette a chi non conosca questa usanza di comprendere gli oggetti. Rendono evidente di avere molto da dire: ma sono muti».

Tra le mostre personali, «Condominium», Mendes Woods (2017), «Conspire means to breathe together», Supportico Lopez (2016). Tra le collettive, «If I Was Your Girlfriend: A Jam», Belmacz Gallery (2018), «Made in Naples», Polo dello Shipping a Napoli (2018), «Neither», Mendes Wood (2017).

Giulio Delvè, Napoli, 1984
• Supportico Lopez

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Una mappa dell'arte italiana nel 2021

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