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COME T’IMPARO L’ARTE | Sgarbi c’è già

«Si potrebbero adattare i miei sette volumi alla dimensione del manuale, operando tagli e montaggi»

Vittorio Sgarbi

Milano. La Nave di Teseo ha recentemente pubblicato Il Novecento. Da Lucio Fontana a Piero Guccione di Vittorio Sgarbi, settimo e ultimo volume de «Il Tesoro d’Italia». L’iniziativa editoriale, partita nel 2013 (i primi tre libri sono stati pubblicati per i tipi di Bompiani), ha attraversato epoche e stili dell’arte italiana, dall’XI secolo ai giorni nostri, in una narrazione fluida e personalissima. Trasformabile in un libro di testo? Lo abbiamo chiesto all’autore.

«Già lavorando al primo volume, e poi ai seguenti, afferma Sgarbi, li immaginai come libri di testo di uno studente liceale fuori corso, uno studente che finalmente trova una lettura gradevole e accostante. Recentemente, parlando del manuale di Settis e Montanari con mia sorella Elisabetta (direttore generale della Nave di Teseo, Ndr) e con l’editore Paravia, è sorta la proposta che ne pubblicassi uno anch’io».

Che cosa renderebbe differente la Storia dell’arte secondo Sgarbi? «Ho sempre trovato “bamboleggianti” i libri tradizionali, con il loro corredo di schedine, tabelle e grafici, come a voler semplificare quello che invece necessita di un racconto piano e appassionante. Partendo dai miei sette volumi si potrebbe adattarli alla dimensione del manuale, operando tagli e montaggi di quanto già scritto. Il nucleo essenziale c’è già, è necessario il lavoro di un team che possa puntualizzare e inserire le mie parole all’interno di un discorso più regolare, adeguato alle necessità scolastiche».

Quali sono i limiti dei manuali tradizionali? «Non trovo indispensabili un eccesso di nozioni tecniche e documentarie. La Storia dell’arte che ricordo, inoltre, era mal impaginata, con carta dalla qualità che mortificava le opere, spesso pubblicate in bianco e nero. Anche l’Argan, ad esempio, era impaginato in modo affastellato».

L’arte si può davvero insegnare? «Sì, sicuramente si può rendere l’arte emotivamente inevitabile, proprio come il rapporto amoroso. Si può vivere senza amare, ma è meglio amare».

Il suo manuale non sarà certo pronto per la riapertura delle scuole. «No, ma ci lavorerò subito dopo aver pubblicato, in settembre, per Baldini&Castoldi, il mio Diario della capra, un diario scolastico, rivolto soprattutto agli studenti delle scuole medie, che conterrà massime, provocazioni e riproduzioni d’arte».

Arianna Antoniutti, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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