Come sarà miart 2024

La fiera è in crescita: nuove sezioni curate, progetti artistici diffusi in città e più gallerie partecipanti, con nomi che solo quattro anni fa sarebbe stato impensabile avere, parola di Nicola Ricciardi

Una veduta aerea dell’edizione 2023 di miart. Cortesia di miart
Ada Masoero |  | Milano

«no time no space» è il titolo dell’edizione 2024 (la ventottesima) di miart, che si terrà dal 12 al 14 aprile a Milano all’Allianz MiCo. Organizzata da Fiera Milano e supportata da Intesa Sanpaolo (main partner) e da un folto gruppo di altri partner e sponsor, miart è diretta per il quarto anno da Nicola Ricciardi, che esordì nel drammatico 2021 pandemico e che nelle ultime due edizioni ha portato la fiera milanese a crescere con numeri a doppia cifra sul piano delle gallerie presenti, alzando contemporaneamente l’asticella della qualità.

Sono 181, infatti, le gallerie partecipanti, provenienti da 28 Paesi del mondo, con un notevole incremento delle gallerie straniere di peso, fra le quali, nella sezione «Established» (la maggiore: 146 espositori) si assiste all’ingresso, per la prima volta, di Helena Anrather (New York), Galerie Buchholz (Colonia, Berlino), Emanuela Campoli (Parigi, Milano), Fortes D’Aloia & Gabriel (San Paolo, Rio de Janeiro), greengrassi (Londra), Georg Kargl Fine Arts (Vienna), KOW (Berlino), Fabienne Levy (Losanna, Ginevra), Galerie Neu (Berlino), Nosbaum Reding(Lussemburgo, Bruxelles), Dawid Radziszewski (Varsavia), Super Dakota (Bruxelles) e Galerie Tschudi (Zuoz, Zurigo), per citarne solo alcune.
«Kit eliminacoda multifunzionale (fico d'india) #3» (2024) di Luca Staccioli. Foto M. Pedranti. Cortesia di ArtNoble gallery, Milano
«Nomi che solo quattro anni fa sarebbe stato impensabile avere», ammette con «Il Giornale dell’Arte» Nicola Ricciardi, ma non meno significative le conferme che, fra le gallerie internazionali, vedono tornare a Milano, fra gli altri, 1 Mira Madrid (Madrid), ChertLüdde (Berlino), Ciaccia Levi (Parigi, Milano), C L E A R I N G (Bruxelles, New York, Los Angeles), Corvi-Mora (Londra), Dvir Gallery (Tel Aviv, Bruxelles, Parigi), Ehrhardt Flòrez (Madrid), Felix Gaudlitz(Vienna), Galerie Peter Kilchmann (Zurigo, Parigi), KLEMM'S (Berlino), Andrew Kreps Gallery(New York), GALERIE LELONG & Co. (Parigi, New York), Madragoa (Lisbona), Mai 36 Galerie(Zurigo), MISAKO & ROSEN (Tokyo), Galerie Michel Rein (Parigi, Bruxelles), Richard Saltoun Gallery (Londra, Roma), GIAN ENZO SPERONE (Sent), Galerie Gregor Staiger (Zurigo, Milano), Gallery Sofie Van de Velde (Anversa), Galerie Fons Welters (Amsterdam) e Galerie Hubert Winter (Vienna). Cui si aggiunge, ovviamente, il Gotha delle gallerie italiane.

Confermata la sezione «Emergent», curata da Attilia Fattori Franchini, con 23 realtà internazionali dedicate agli artisti delle ultime generazioni, cui da quest’anno si aggiunge la nuova sezione «Portal», curata da Julieta González e Abaseh Mirvali, che riunisce, nella sezione principale, 12 gallerie impegnate a realizzare dieci piccole mostre aperte a universi in apparenza lontani, presentando lavori di Anna Boghiguian (Galleria Franco Noero), CATPC (KOW), Birgit Jürgenssen (Galerie Hubert Winter), Francesco Gennari (Ciaccia Levi/ZERO...), Maria Lai (Nuova Galleria Morone), Bertina Lopes (Richard Saltoun Gallery), Turiya Magadlela & Senzeni Marasela (Kalashnikovv Gallery), Troy Makaza & Gresham Tapiwa Nyaude (First Floor Gallery Harare), Franco Mazzucchelli (ChertLüdde), ed Erika Verzutti (Fortes d’Aloia & Gabriel/Andrew Kreps Gallery).
«July 2nd» (2023) di Michele Gabriele. © l’artista. Cortesia di ASHES/ASHES, New York
E poiché l’intera edizione 2024, come suggerisce anche il titolo (un omaggio a Franco Battiato) è fondata su portali spaziali e corridoi temporali, entra in scena quest’anno la sezione tematica «Timescape», un progetto triennale che estenderà all’indietro i limiti temporali consueti di miart, presentando ora artisti del primissimo ‘900, grazie alla presenza di gallerie come Aleandri Arte Moderna (Roma), Bottegantica (Milano), ED Gallery (Piacenza), Galleria Carlo Virgilio & C. (Roma), Galleria Gomiero (Montegrotto Terme) e Galleria Russo (Roma).

Numerosi i premi (sia storici che inediti): con il ricco Fondo di Acquisizione di Fondazione Fiera Milano, tornano, con i loro diversi obiettivi, i Premi HernoLCA Studio LegaleFondazione Henraux Sculpture Commission, Premio Orbital Cultura–Nexi Group, Matteo Visconti di Modrone, Rotary Club Milano Brera per l’Arte Contemporanea e Giovani Artisti, Massimo Giorgetti, IKONIC, mentre esordisce la SZ Sugar miart commission, in collaborazione con SZ Sugar, casa editrice musicale dedicata alla musica colta contemporanea (Gruppo Sugar Music, guidato da Caterina CaselliFilippo Sugar) che darà la possibilità alle gallerie di far interpretare ai propri artisti la prima pagina dello spartito di «Allez Hop», racconto mimico di Italo Calvino su musica di Luciano Berio. Una giuria selezionerà la miglior interpretazione, che sarà riprodotta ed esposta in uno stand dedicato.

In collaborazione con Careof e Comune Milano esordisce poi «Comete. Avanguardie di un altro sistema solare», a cura di Marta BianchiMarta Cereda, programma di opere filmiche d’artista dall’Archivio Video di Careof, dalle collezioni del Comune di Milano e dalle gallerie partecipanti a miart, presentate all’Anteo Palazzo del Cinema. E il legame con la città si manifesterà più che mai nella Milano Art Week (8-14 aprile), manifestazione diffusa, coordinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, che mette in rete le principali istituzioni pubbliche e fondazioni private dedicate, a Milano, all’arte moderna e contemporanea, con un programma di mostre e attività diverse.

In conclusione, dichiara Ricciardi a «Il Giornale dell’Arte»: «sì, posso dirmi orgoglioso del lavoro svolto in questi quattro anni con il mio team, dopo l’annus horribilis dell’esordio. Le gallerie sono molto cresciute di numero ma ciò che più conta è l’importanza di queste realtà, molte delle quali non avevano mai partecipato a fiere in Italia: gallerie che i collezionisti sono soliti vedere a Basilea o a Londra e che, in Italia, hanno scelto miart. Molto importante anche ciò che accade fuori, da Milano Art Week (8-14 aprile, NdR) al progetto con il cinema Anteo, o con artisti come David Horvitz, che realizzerà per noi un progetto ad hoc sullo spazio urbano, intervenendo in un edificio oggi dismesso progettato da Vittorio Gregotti nel quartiere Bicocca. Senza contare che allarghiamo anche i confini temporali della fiera, sconfinando nella settimana seguente, quella del Salone del Mobile e del Fuorisalone. Tutti i nostri stakeholder (città, gallerie, istituzioni...) evidentemente riconoscono il lavoro che stiamo facendo per dare visibilità all’arte intesa nel senso più ampio».

© Riproduzione riservata «untitled» (2011) Tomasz Kowalski. Cortesia dell'artista e Dawid Radziszewski, Varsavia
Altri articoli di Ada Masoero

Le donne delle Fondazioni: perché siamo differenti, che cosa vogliamo dare (e ricevere). 4

Dieci istituzioni dedicate all’arte contemporanea ci raccontano finalità, modalità e criticità. Tutte vorrebbero più collaborazione tra privato e pubblico e agevolazioni dallo Stato, quali ArtBonus e imposizione fiscale più comprensiva dei loro nobili scopi. L’incognita: quale futuro dopo le fondatrici? Altre due istituzioni: la Fondazione Luigi Rovati (risponde Giovanna Forlanelli) e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (risponde Patrizia Sandretto Re Rebaudengo)