Come i cubisti reinterpretarono il trompe l’œil

Al Metropolitan Museum oltre 100 opere (dipinti, collage, sculture) illustrano le rivisitazioni del tema, tra il serio e l’ironico. In mostra anche opere del Sei, Sette e Ottocento

A sinistra «Violino e spartito “Petit Oiseau”» (1913), di Georges Braque. New York, The Metropolitan Museum of Art. Donazione promessa dalla Leonard A. Lauder Collection. © 2020 Artists Rights Society (ARS), New York / ADAGP, Paris. A destra, «Natura morta. Violino e musica» (1888), di William Michael Harnett. New York, The Metropolitan Museum of Art. Catharine Lorillard Wolfe Collection, Wolfe Fund
Viviana Bucarelli |  | New York

Già nella pittura della Grecia e della Roma antica sono presenti esempi di fenomenali effetti illusionistici. Nella sua Storia naturale (XXXV 65-66) Plinio racconta che il pittore greco Parrasio «venne a gara con il contemporaneo Zeusi; mentre questi presentò dell’uva dipinta così bene che gli uccelli si misero a svolazzare sul quadro, quello espose una tenda dipinta con tanto verismo che Zeusi, pieno di orgoglio per il giudizio degli uccelli, chiese che, tolta la tenda, finalmente fosse mostrato il quadro; dopo essersi accorto dell’errore, gli concesse la vittoria con nobile modestia: se egli aveva ingannato gli uccelli, Parrasio aveva ingannato lui stesso, un pittore».

E poi, se si pensa alla produzione artistica d’epoca rinascimentale, quei putti meravigliosi, le dame e i pavoni che si affacciano dall’oculus del soffitto della Camera degli Sposi di Mantegna nel Palazzo Ducale di Mantova lasciano visitatori e studiosi, ogni volta, incantati.

Così come si resta senza fiato davanti all’incredibile effetto illusionistico dell’Assunzione della Vergine del Correggio nella Cupola del Duomo di Parma. Ma del termine con cui si indicano questo genere di pitture, il «trompe l’œil», pare non vi sia traccia prima dell’epoca barocca.

Viene dal francese tromper, cioè ingannare, e l’œil, cioè l’occhio. E infatti il trompe l’œil attrae irresistibilmente, inganna e cattura lo sguardo e la mente dell’osservatore con una intricata mescolanza di realtà e finzione.

Al principio del Novecento poi, il Cubismo di Pablo Picasso, George Braque, Juan Gris e altri assorbì e reinterpretò a modo suo questa grandiosa tradizione. E ora, in una importante mostra dal titolo «Cubism and the Trompe l’Œil Tradition», che si è inaugurata il 20 ottobre e sarà in esposizione fino al 22 gennaio, il Metropolitan Museum di New York presenta un nuovo aspetto di uno dei fondamentali movimenti dell’Avanguardia primo novecentesca, in relazione al trompe l’œil e alla sua storia.

Organizzata in dieci stanze tematiche, la mostra comprende oltre 100 opere, tra dipinti, collage e sculture, la maggior parte risalenti agli anni tra il 1909 e il 1915 e a firma specie di Picasso, Gris e Braque. Ma sono anche presenti una selezione d’opere europee e americane realizzate tra il XVII e il XIX secolo, tra cui tele di Samuel van Hoogstraten e William Harnett.

Come la mostra rivela, mentre misero in discussione l’idea di prospettiva tradizionale e della pittura come «finestra sul mondo», i cubisti resero omaggio al trompe l’œil. Ma allo stesso tempo se ne presero scherzoso gioco e inventarono nuovi trucchi ed inganni per incantare l’occhio e, contemporaneamente, destabilizzare la mente.

Ognuna di queste opere in mostra, pone, a suo modo, quesiti sulla natura della rappresentazione e sul rapporto tra questa e la realtà, tra il vero e il falso, tra quel che appare e quel che è, sulla funzione dell’arte ma anche tante altre domande sull’effimero e sulla sostanza, che non hanno età, né, tanto meno, una chiara risposta.

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