Com’è vuota Venezia

La mappatura dell’«anti Venezia» avviata da Mario Peliti nel 2006 si concluderà nel 2030

Mario Peliti, «Venice Urban Photo Project, Castello, Arsenale», 2021
Camilla Bertoni |  | Venezia

Mappare Venezia, applicando un metodo rigoroso ispirato ai grandi fotografi di Otto e Novecento: Mario Peliti (Roma, 1958) ha calcolato per la sua ricognizione sulla città lagunare un tempo che va dal 2006, anno di inizio del suo progetto, al 2030. Le dodicimila immagini raccolte finora, prima su pellicola, dal 2013 in digitale, tutte in bianco e nero, scattate nella medesima condizione luminosa e in assenza di persone, restituiscono una Venezia irriconoscibile e drammaticamente disabitata.

Si chiama «Venice Urban Photo Project» ed è l’omaggio di Peliti, che di formazione è architetto, fotografo per cultura e passione, editore e gallerista, ai 1600 anni dalla fondazione della città. Da questa campagna provengono le foto che compongono le tre grandi installazioni di «Hypervenezia» (fino al 9 gennaio), la mostra curata da Matthieu Humery, conservatore presso la Collezione Pinault, con cui dal 5 settembre riapre Palazzo Grassi dopo sei mesi di chiusura per manutenzione.

La prima è un percorso lineare di quattrocento fotografie, la seconda un mosaico di novecento immagini geolocalizzate, la terza una videoinstallazione dove scorrono tremila foto sullo sfondo della colonna sonora inedita di Nicolas Godin. «Mario Peliti è un grande fotografo, un grande collezionista, un grande camminatore» scrive Alain Fleischer nel catalogo che accompagna la mostra «da anni passeggia nei quartieri veneziani più ai margini dei percorsi turistici tradizionali. Il suo metodo e il suo progetto presentano tutte le caratteristiche del rigore estetico (una sorta di etica); il suo è un approccio sistematico che punta all’esaustività, tipico dei fotografi che diventano artisti grazie alla disciplina e alla perseveranza».

Ciò di cui va a caccia in maniera quasi ossessiva, partendo all’alba, per un paio di mesi all’anno, è una Venezia-anti Venezia, spenta, senza niente di sensazionale, se non la sua incredibile natura fuori dal tempo. Le immagini di «Venice Urban Photo Project» confluiranno in un fondo digitale presso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.

© Riproduzione riservata Mario Peliti, «Venice Urban Photo Project, Castello, Via Garibaldi», 2015
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