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Mostre

Com’era sei secoli fa, ricomposto dopo tre secoli

In Palazzo Fava il Polittico Griffoni di Francesco Del Cossa ed Ercole de’ Roberti

Le «Storie di san Vincenzo Ferrer» di Ercole de’ Roberti, particolare della predella del Polittico Griffoni. Cortesia della Pinacoteca Vaticana, Roma

Circa sei secoli fa, in pieno Rinascimento, la Bologna dei Bentivoglio figurava per bellezza e per importanza tra i più importanti centri internazionali. Uno dei suoi simboli era la Basilica di San Petronio, dedicata al patrono delle città ed edificata a partire dal 1390: allora, come oggi, tra le chiese più grandi d’Europa. Nel XV secolo alcune delle ventidue cappelle al suo interno furono affidate alle più importanti famiglie cittadine, che si occuparono di decorarle. Nel 1470 Floriano Griffoni commissionò a Francesco Del Cossa (1430-77) un grande polittico per l’altare della sesta cappella sulla navata sinistra. Tra il 1470 e il 1473 il pittore ferrarese con il suo discepolo Ercole de’ Roberti completò la grande opera nota come il Polittico Griffoni, composta da sedici tavole e dedicata al predicatore spagnolo san Vincenzo Ferrer.

Il polittico restò nella cappella fino al 1725, quando Pompeo Aldrovandi, alla cui famiglia fu ceduto il patronato della cappella, lo smembrò. Fu lui l’ultimo ad ammirare l’opera nella sua interezza, fino ad oggi. Grazie alla volontà di Fabio Roversi Monaco presidente di Genus Bononiae, il polittico è stato riunito per la prima volta ed è esposto a Palazzo Fava nella mostra «La riscoperta di un capolavoro». L’esposizione è frutto di un lavoro di due anni che ha riportato a Bologna tutti gli scomparti del polittico (custoditi in nove musei): National Gallery di Londra, Pinacoteca di Brera di Milano, Louvre di Parigi, National Gallery of Art di Washington, Collezione Cagnola di Gazzada, Musei Vaticani, Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e Collezione Vittorio Cini di Venezia.

Fu Roberto Longhi nel 1934 a ipotizzare per primo la ricostruzione del polittico. A confermare la sua tesi un disegno del pittore barocco Stefano Orlandi che immortala la cappella poco prima del rifacimento che causò la dispersione del polittico. L’opera è tra gli esempi più alti della pittura italiana rinascimentale, con le figure umane sempre al centro. Il racconto sacro è scandito da un accento di forte realismo. La luce, lo spazio, l’espressione e i segni dei volti contribuiscono a rendere vivi i personaggi. Del Cossa realizzò tutti gli scomparti principali («San Vincenzo Ferrer», «San Pietro», «San Giovanni Battista», «San Floriano», «Santa Lucia», «Crocifissione», «Angelo Annunciante» e «Vergine annunciata»), de’ Roberti curò invece la predella, con la storia di san Vincenzo Ferrer, e i santi nei pilastrini. Francesco del Cossa fu con Cosmè Tura ed Ercole de Roberti uno dei massimi esponenti della scuola ferrarese del XV secolo. Poco si sa della sua formazione, che avvenne in un ambiente dominato da Donatello e Mantegna permeato dalle influenze di Piero della Francesca, di cui accolse lacompostezza e la solennità che lo distinguono dagli altri pittori ferraresi.

La mostra di Palazzo Fava è composta da due sezioni. La prima, curata da Mauro Natale e Cecilia Cavalca e allestita nel piano nobile, propone in un allestimento lineare le sedici tavole originali e la ri­costruzione digitale del polittico come appariva ai bolognesi di fine Quattrocento (realizzata dalla Factum Foundation di Adam Lowe). Al secondo piano sempre Adam Lowe ha curato un’intera sezione con immagini, video e approfondimenti che mostrano il ruolo delle tecnologie digitali nell’arte. La ricostruzione virtuale del polittico resterà in permanenza. La mostra è stata realizzata con il supporto e la collaborazione di molte aziende. Main sponsor sono Rekeep e Intesa Sanpaolo. A quest’ultima si devono gli interventi sulle due tavole provenienti dalla Pinacoteca di Brera, «San Pietro» e «San Giovanni Battista», entrambe di Francesco del Cossa, restaurate dal gruppo bancario nel 2016 nell’ambito del programma Restituzioni.
Completa la mostra l’itinerario «Sulle tracce del Polittico», tra i luoghi e le opere della Bologna dei Bentivoglio. Dalla Basilica di San Petronio si passa alla Chiesa di Santa Maria della Vita (via Clavature 10), che custodisce il «Compianto sul Cristo Morto» in terracotta policroma in cui Niccolò dell’Arca, nel 1462-63, impresse tutta la sofferenza umana. Palazzo Fava ne mostra la scansione in 3D e il rimando alla Maddalena urlante nella donna raffigurata nella seconda scena della predella da Ercole de’ Roberti.

A Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna (via Castiglione 8) c’è la mappa della città di Bologna, realizzata per il Giubileo del 1575 e riprodotta da Adam Lowe nel 2011 (il museo ospiterà a fine mostra la copia del Polittico Griffoni). L’ex Chiesa di San Colombano custodisce la Collezione di strumenti musicali antichi del maestro Luigi Ferdinando Tagliavini. Sui social di Genus Bononiae il concerto di musiche rinascimentali eseguito dal maestro a porte chiuse. Infine la Biblioteca di Arte e Storia di San Giorgio in Poggiale con più di 100mila volumi di storia e storia dell’arte locali e un archivio di 60mila fototipi.

Jenny Dogliani, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020


  • La mappa dell'itinerario «Sulle tracce del Polittico»
  • La scansione in 3D del «Compianto sul Cristo Morto» di Niccolò dell’Arca in Palazzo Fava (il complesso scultoreo è custodito in Santa Maria della Vita)

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